giovedì 6 dicembre 2012

Recensione: Il barone rampante - Italo Calvino

Titolo: Il barone rampante
Autore: Italo Calvino
Prezzo: 12.00€
Dati: 2010,239,brossura
Editore: Mondadori (collana Oscar)

Trama:
Il 15 giugno 1767 Cosimo Piovasco barone di Rondò, allora solo un ragazzo, decise di salire su un albero. Di lì non sarebbe più sceso. Calvino avvia da qui un gioco di grottesche e libere invenzioni, dando sfogo alla sua vena avventurosa e malinconica, ed esprimendo la sua limpida visione della natura in un mondo popolato di briganti, contadini, nobili, pirati barbareschi, dame eleganti, sanculotti e cosacchi, sullo sfondo di un tardo Settecento ricco di fermenti storici e culturali. Un romanzo che più essere considerato una specie di "Alice nel Paese delle meraviglie" o di "Peter Pan" o "Barone del Münchhausen". libri il cui autore ha voluto ritornare fanciullo per dare libero corso ala sua immaginazione. Un romanzo che ci regala, secondo Salman Rushdie, "una delle più indimenticabili immagini di ribellione, di rifiuto convinto, che esistano nella letteratura di questo secolo ribelle. 

L'autore:
Italo Calvino (Cuba 1923 - Siena 1985) dopo gli studi e la Resistenza in Liguria, dal 1947 al 1983 lavorò per l'editore Einaudi. Visse a Sanremo, a Torino, a Parigi, e dal 1980 a Roma. Collaboratore di quotidiani e riviste, diresse con Vittorini "il menabò di letteratura". Tra le sue opere: Il sentiero dei nidi di ragno, Ultimo viene il corvo, Il visconte dimezzato, Fiabe italiane, Il barone rampante, I racconti, Ti con zero, Le città invisibili, Se una notte d'inverno un viaggiatore, Palomar, Lezioni americane.   

Recensione:
Non parlo quasi mai dei classici che leggo. Li conservo, li assimilo e coltivo con cura le emozioni e riflessioni che mi hanno suscitato, ma è davvero raro che mi senta in grado di esprimere un parere o dare un giudizio a dei libri che hanno violato le barriere del tempo del tempo, conservandosi sempre sorprendenti e sempre capaci di ammaliare e lasciare la loro traccia su generazioni e generazioni di lettori. I classici sono libri che vanno sentiti e la loro stessa esistenza ci conferma quanto eterna possa essere la vita di quelle menti in grado di concepire storie che, come diceva Calvino, dopo tanti anni non hanno ancora finito di dire quel che hanno da dire. Chissà se proprio lo stesso Calvino poteva anche solo immaginare che le sue opere sarebbero rientrate in questa categoria. Chissà se immaginava che un certo romanzo intitolato Il barone rampante sarebbe passato tra le mani di milioni di lettori per anni e anni. Chissà quale sarebbe stata la sua reazione leggendo qualche pseudo recensore che lo degradava ad un "bel libro per ragazzini". 
Insomma, dopo questa premessa, avrete sicuramente capito che anch'io ho finalmente potuto godere della compagnia del giovane conte Cosimo di Rondò, uno scanzonato e vivace dodicenne che, in un ordinario 15 Giugno del 1767, rifiutò dinanzi a tutta la sua improbabile famiglia di mangiare la zuppa di lumache che la sorella Battista aveva amorevolmente preparato e, dinanzi alle minacce del padre, uscì fuori casa e sì arrampico su di un elce giurando solennemente di non scendere mai più. E così fece.
Il barone rampante appartiene, insieme agli altri due romanzi della Trilogia Araldica, Il visconte dimezzato e Il cavaliere inesistente, al periodo durante il quale Calvino si dedicò con particolare fervore alla letteratura fantastica, prendendo spunto dalla sua conoscenza della letteratura popolare. Le storie dal sostrato surreale e fiabesco a cui Calvino da vita non sono mai finalizzate al semplice diletto e nascondono sempre un livello allegorico complesso, che si rivela diversamente da lettore a lettore e di lettura in lettura. In particolare Il barone rampante è uno di quei libri che si potrebbero leggere anche venti, cento, mille volte, scoprendo ogni volta una nuove e varie chiavi di lettura, molte delle si possono cogliere solo con una giusta maturità e conoscenza di determinate correnti culturali ed eventi storici. 


La ribellione non si misura a metri, - disse. - Anche quando pare di poche spanne, un viaggio può restare senza ritorno.

Il semplice fatto che vengano raccontati eventi alquanto improbabili non giustifica coloro che bollano questo romanzo come una storia per ragazzi o, peggio ancora, un romanzo puramente d'avventura. Calvino ci narra, con un intreccio sostenuto dalla voce narrante di Biagio, fratello del protagonista, la storia di una ribellione che parte da un nonnulla, da una sorta di capriccio, da una piccola frattura nei consueti schemi della famiglia Rondò. Eppure tutte le più grandi ribellioni partono da un piccolo gesto e quella di Cosimo diverrà il simbolo delle ideologie politiche e sociali di un movimento culturale ben preciso, l'illuminismo, che proprio in quegli anni fioriva  in Francia e si sarebbe poi diffuso nel mondo, favorendo dapprima la nascita della Costituzione degli Stati Uniti d'America e, in seguito, lo scoppio della rivoluzione francese che segnerà le sorti dell'intera Europa. Eppure l'Illuminismo non nasce assolutamente con scopi bellicosi, anzi, come disse il filosofo Immaneul Kant, esso "è l'uscita dell'uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso. Minorità è l'incapacità di valersi del proprio intelletto senza la guida di un altro. Imputabile a se stesso è questa minorità, se la causa di essa non dipende da difetto di intelligenza, ma dalla mancanza di decisione e del coraggio di far uso del proprio intelletto senza la guida di un altro".

Mio fratello sostiene che chi vuole guardare bene la terra deve tenersi alla distanza necessaria.

Alla luce di questa necessaria premessa, il distaccamento di Cosimo da una famiglia troppo legata al passato e il suo folle gesto di andare a vivere sugli alberi vanno intesi proprio come l'uscita dal suddetto stato di minorità. Ciò che appare prima come il cocciuto imputarsi di un bambino acquisterà presto tutt'altro spessore, diverrà uno stile di vita, una filosofia, una personificazione, quella dell'intellettuale che per osservare oggettivamente la realtà è costretto a distaccarsene, ma anche una ricerca, quella della libertà dell'Uomo, che torna ad uno stato naturale dove non esistono le parole mio e tuo. E nonostante la sua vita sugli alberi, Cosimo non trasformerà mai  questa sua condizione in isolamento, non smetterà di essere partecipe della società, non terrà  per se questi ideali e, anche quando verrà preso per pazzo, tenterà costantemente di diffondere il lume della ragione su chi, al contrario, è ancora troppo aggrappato alla terra. Egli dimostrerà come tutti possono usare l'intelletto e, a questo proposito, significativo sarà il suo fortuito incontro con Gian dei Brughi, brigante incallito e senza alcuna vergogna, che verrà rapito dal potere della parola scritta, capace perfino di fargli dimenticare l'insano piacere delle malefatte e, perfino quando si troverà col cappio alla gola, il suo ultimo desiderio sarà semplicemente quello di conoscere il finale dell'ultimo romanzo letto, Clarissa.
Allo stesso modo, saranno la guida di Cosimo e il suo punto di vista  più alto  a dimostrare ai suoi concittadini come l'unione fa la forza, sia quando si tratta di combattere un'orda di lupi scesi dai monti, sia quando bisogna metter fine ai soprusi. Meravigliosa è infatti la narrazione della ribellione nei campi: l'effimera presenza del barone sostiene tutti e incita i contadini alla rivolta, come, appunto, la voce interiore della ragione che spinge l'uomo a reprimere l'oppressione e rivendicare la propria libertà.
Il cervellotico e geniale Calvino riesce nell'intento del perfetto narratore: raccontare una bella storia. E non solo. Egli ci racconta una storia dentro la Storia, che avvince e allo stesso tempo risulta densa di spunti di riflessioni per chi lo legge per la prima volta a quindici anni e chi, invece, per la trentesima a sessanta. Lo stile di Calvino ha quel quid che contraddistingue solo pochi autori, quella capacità nel saper raccontare e quell'uso della penna per cui tu, trovando la pagina di un loro libro in mezzo ad un mare di altrettante pagine di altrettanti libri di altrettanti autori, riconosceresti immediatamente che proprio quella pagina appartiene a Lui, a quell''autore e a quella penna, capace di alternare esaltanti combattimenti coi pirati a soffuse descrizioni dei paesaggi di Ombrosa, tanto magiche che, se durante la lettura ti capita di alzare per qualche secondo la testa dal libro, vedrai proprio lì, su quella parete, le ombre dei rami degli olmi, e sentirai il profumo del muschio e delle foglie e il cinguettio degli uccelli. In un susseguirsi di avventure e vicende amorose, Cosimo fa breccia nel cuore del lettore grazie ad una buona dose di ottimismo, pazzia, anticonformismo, rifiuto dei pregiudizi e coraggio di scegliere e seguire i propri ideali, di sentirsi libero e partecipe allo stesso tempo.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Vorrei essere libero come un uomo.
Come un uomo appena nato che ha di fronte solamente la natura
e cammina dentro un bosco con la gioia di inseguire un’avventura,
sempre libero e vitale, fa l’amore come fosse un animale,
incosciente come un uomo compiaciuto della propria libertà.
-Giorgio Gaber-

Consigliato? Di più, da leggere almeno una volta nella vita. Calvino è riuscito a creare un classico che ha detto molto e molto avrà ancora da dire  per lungo tempo.


Cosa ne pensi? Lascia il tuo commento.


4 commenti:

  1. Bella copertina in questa edizione! Come bella è la tua recensione, sai sempre catturarmi con le tue parole. Io ho letto Il cavaliere inesistente, che ti consiglio. :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Elfoletto! Leggerò sicuramente gli altri due romanzi della trilogia :)

      Elimina
  2. Ricordo di aver letto Il Barone Rampante per la prima volta quando ero alle medie: è da un po' che non lo riprendo in mano, magari è ora di farlo, anche se il mio libro preferito di Calvino resta Marcovaldo.

    RispondiElimina
  3. grazie della bella recensione da qualcuno che lo ha letto 7 volte e non vede l'ora di rileggerlo l'ottava..

    RispondiElimina