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martedì 10 dicembre 2013

Autori che incantano la critica: alcuni dei romanzi più interessanti della letteratura d'oltreoceano del 2013.

La letteratura d'oltreoceano è innegabilmente un terreno molto fertile per la nascita di nuove e talentuose penne, specialmente se si parla di letteratura americana. In particolare per quest'ultimo caso non si tratta solo di esordi alla “mordi e fuggi”, ma di autori che riescono ad affermarsi e divenire nomi riconosciuti dai lettori e dalla critica, basti vedere casi come quello di Jonathan Franzen, Jennifer Egan, Elizabeth Strout, Richard Cunningham, Aimee Bender o, tra gli ultimi arrivati, J. R. Moheringer.
Ogni anno l’editoria mondiale sforna un numero impressionante di pubblicazioni, ma spesso ci si ricorda fin troppo delle mode virali e passeggere e si finisce per dare meno rilevanza a chi merita davvero. Per questo motivo voglio offrirvi una breve panoramica su alcuni degli ultimi romanzi più interessanti d’oltreoceano: ovviamente spero che gli editori italiani li traducano tutti il prima possibile. Per la mia ricerca mi sono affidato alle recensioni del New York Times e di qualche altro giornale autorevole, nonché ai principali premi letterari e alle loro nomine. Personalmente, ho preferito concentrarmi più sulle opere di autori meno conosciuti nel Vecchio Continente, anche se il 2013 ha portato in libreria anche alcune grandi conferme come gli ultimi romanzi di Dave Eggers, Joyce Carol Oates e Thomas Pynchon.

Uno dei titoli più accattivanti di tutti è sicuramente The Luminaries di Eleanor Catton, che grazie a questo suo secondo romanzo è divenuta la più giovane vincitrice del Man Booker Prize. Si tratta sicuramente di un libro complesso e non solo per la mole di ottocento pagine e passa, ma specialmente per i misteri, gli intrighi, i fraintendimenti, le cospirazioni e la miriade di personaggi minuziosamente caratterizzati che ruotano ad una storia d’amore ambientata in Nuova Zelanda intorno al 1866. La lettura di questo libro non sembra affatto una sfida per chiunque, ma a quanto pare le incredibili doti narrative dell’autrice neozelandese valgono assolutamente almeno una prova. Arriverà in Italia nel 2014 per Fandango.

Vincitore del National Book Award è invece The Good Lord Bird di James McBride. Questa volta siamo nel Kansas e seguiamo le vicende di uno schiavo liberato che si intrecciano a quelle dell’abolizionista John Brown. James McBride sembra rievocare perfettamente la Storia con una scrittura fresca e magistrale, personaggi indimenticabili e, secondo il New York Times, evoca gioia pura ad ogni pagina come un moderno Mark Twain. In Italia di James McBride è arrivato per Rizzoli sia Miracolo A Sant’Anna e Il colore dell’acqua ma nessuno dei due ha ricevuto il successo ottenuto in patria e sono tutt’ora di difficile reperibilità. Speriamo in meglio per questa sua ultima fatica.

Altro grande romanzo americano dell’ultimo anno  di cui è impossibile non parlare è il ritorno di Donna Tartt, autrice già conosciuta in Italia specialmente per quello che sembra essere il suo primo capolavoro, Dio di Illusioni. La sua ultima fatica si intitola The Goldfinch, lodata dallo stesso Stephen King come “una rarità che arriva una mezza dozzina di volte per decennio, un romanzo scritto elegantemente che si connette con il cuore e con la mente”.  The Goldfinch, inserito dalla redazione del The New York Times tra i dieci migliori romanzi dell’anno, è la storia di un ragazzo newyorkese che al giorno d’oggi si definirebbe “complicato”, Theo Decker, e del modo in cui la sua vita cambia quando si imbatte in un quadro che lo segnerà profondamente. Esce in Italia in primavera per Rizzoli con il titolo Il cardellino.

Se siete su Goodreads sarete sicuramente inciampati almeno una volta in Life after Life di Kate Atkinson, anche questo inserito tra i dieci migliori libri del 2013 secondo il NYT. Si parla di vita dopo la morte, letteralmente: nata nel 1920, la protagonista, Ursula Todd, continua a morire e a tornare in vita in una delle varie direzioni che la sua vita avrebbe potuto prendere, il tutto durante le disastrose vicende del secolo breve, il capitolo più mostruoso della storia umana. Riuscirà Ursula a salvare il mondo dal suo inevitabile destino? O meglio, sceglierà di farlo oppure no? E soprattutto, come si fa a resistere ad una trama del genere? I diritti di questo romanzo sono stati acquistati da un editore italiano e immagino si tratti di Einaudi, che ha pubblicato le opere precedenti di questa autrice inglese.


Tell the wolwes I’m home è l’unico titolo fino ad ora che non può vantare alcun premio di particolare importanza né una menzione del NYT. Poco male, perché questo romanzo di Carol Rifka Brunt ha comunque vinto l'Alex Award, premio che viene dato ai romanzi per adulti che riescono a cogliere le sensibilità YA (mi sembra un premio un po' assurdo, non trovate?) ed è stato nominato tra i migliori romanzi dell’anno da testate valide come il The Wall Street Journal, O: The Oprah Magazine e il Kirkus Reviews. Si tratta di un romanzo di amore, malattia e speranza, capace di trattare degnamente due tematiche a me molto care, l’AIDS e l’omosessualità, incastonate in una storia ambientata nell’America perbenista degli anni ’80, quando parlare di argomenti come questi era ancora considerato un tabù. La protagonista, la quattordicenne June Elbus, è sempre stata convinta di essere il centro del mondo di suo zio Finn, almeno fino alla sua morte. June si ritroverà, però, a fare i conti con il più grande segreto di suo zio, il vecchio amore per l’uomo che è stato anche la causa della malattia che lo ha ucciso e di cui nessuno sembra voler parlare.  Fortunatamente la Piemme ne ha già acquistato i diritti e lo pubblicherà a Gennaio con il titolo Promettimi che ci sarai. Speriamo non passi inosservato.


Come sapete, il 2013 è stato anche l’anno in cui mi sono avvicinato al genere del racconto e ho scoperto di adorarlo. A Guide to be born di Ramona Ausubel è stata una delle raccolte più accreditate di quest’anno tanto da essere inserita tra i libri più degni di nota del 2013 dal NYT. Ciò che ritengo davvero interessante è che si tratta di short stories organizzate attraverso gli stadi della vita: amore, concepimento, gestazione, nascita. Basta leggere la quarta di copertina per capire che si tratta di racconto piuttosto bizzarri, non a caso la Ausubel è stata paragonata ad altre autrici come Aimee Bender e Karen Russel. Insomma, se non si fosse capito, mi incuriosisce parecchio. Un romanzo di questa autrice, Il sole ci verrà a cercare, è già stato portato giusto quest’anno in Italia da Garzanti, quindi non ci resta che sperare.

Un’altra cosa che ho scoperto di amare durante quest’ultimo anno da lettore sono le saghe famigliari, forse perché  io stesso faccio parte di una famiglia vastissima e di conseguenza sono attratto dallo studiare le dinamiche di certi rapporti. In ogni caso  mi piacciono le saghe famigliari, se sono americane ancora meglio. Ecco perché ho adocchiato tempo fa The end of the point di Elizabeth Graver, scrittrice ancora mai arrivata in Italia. Anche in questo caso siamo nel periodo della seconda Guerra Mondiale, più precisamente nella seconda metà del Novecento, e seguiremo le vicende di tre generazioni della famiglia Porter e del lento disfacimento del loro angolo di sogno americano, quando la spiaggia paradisiaca sulla quale hanno abitato per generazioni vede l’arrivo delle armate statunitensi che nel corso di una stagione cambieranno per sempre il destino dei Porter.  Mi incuriosisce assai e poi anche lui ha il suo bel posto caldo nella classifica dei romanzi più interessanti del NYT.

Potrei continuare con questa carrellata ancora per molto ma dopo questo titolo giuro che smetto altrimenti ne esce fuori un post esagerato. Questa volta si tratta di un’autrice che ha vinto il National Book Award con un suo precedente romanzo, Dopo tutto questo (edito Einaudi), e che è tornata sugli scaffali con questo Someone, libro dalla premessa molto simile a quella che mi fece acquistare Stoner di John Williams, ovvero la vita ordinaria di una donna ordinaria, che noi incontriamo per la prima volta mentre, da bambina, attende il padre che torna da lavoro. In più questo libro ha lo scopo di dimostrarci che siamo tutti sciocchi in un modo o nell’altro e solo per questo meriterebbe di essere letto. E poi ha una bella copertina. Ah, ed è uno dei libri più degni di nota secondo il NYC, ma mi sembrava scontato dirlo.




lunedì 18 novembre 2013

Masterpiece - Perplessità varie sulla prima puntata del Talent per aspiranti scrittori.


Nel rutilante mondo dei reality, che sono stati girati praticamente in tutti gli ambienti, dalle case dei vari Grandi Fratelli alle cucine infernali, mancava una trasmissione dedicata alla scrittura. Masterpiece, iniziato domenica 17 novembre alle 22.50 su Rai Tre, si propone di colmare tale lacuna. Vista la prima puntata, credo che abbia molto lavoro ancora da fare. 
La cornice è molto patinata: la voce narrante impostata introduce i tre giudici, Andrea De Carlo, Giancarlo De Cataldo e Taiye Selasi, scrittori molto conosciuti e molto diversi tra di loro. Allo stesso modo, introduce i partecipanti, spiegando anche le regole delle gare che li porteranno a essere ridotti al finalista della puntata, che affronterà gli altri dodici delle puntate a venire, per potersi aggiudicare il premio: la pubblicazione del proprio romanzo con Bompiani, in centomila copie. 
Le mie perplessità sono iniziate subito. Innanzitutto, una certa velocità nel presentare gli aspiranti scrittori: essendosi presentati in 5000, posso capire l'impossibilità di mostrare tutte le loro schede biografiche, e la chiosa dei loro manoscritti, senza finire stremati a Pasqua 2014. Tuttavia, mi è sembrato che si desse molto più spazio alla personalità del partecipante, piuttosto che al suo manoscritto, e al suo stile. Prima di comparire davanti ai giudici, l’aspirante viene intervistato dal coach scelto per prepararlo al meglio, Massimo Coppola, autore per MTV, editore e regista. Quello è uno dei pochi momenti in cui si riesce a carpire qualcosa della personalità del partecipante, ma si deve seguire con molta attenzione il dialogo tra i due, talmente scarno e veloce che non si riesce nemmeno ad ascoltare con facilità. 
Una volta davanti ai giudici, l’aspirante legge un pezzo del proprio libro, per farlo ascoltare anche ai lettori nel pubblico. Con difficoltà, riuscivo a farmi un’idea dello stile e di quello che c’era sotto. I giudici, che avevano già letto i manoscritti, ponevano domande, ed esprimevano i loro pareri che, almeno all’inizio, si sono mantenuti blandi. De Carlo e qualche volta anche De Cataldo, riuscivano a giudicare, e al tempo stesso mostrare qualcosa di più del libro, a beneficio del lettore in ascolto, per dargli modo di inquadrare anche le radici letterarie, se presenti, che muovevano il partecipante. Taiye Selasi, probabilmente frenata dalla lingua (pur esprimendosi in un ottimo italiano), era molto più diretta e secca nei suoi interventi, mentre a me sarebbe piaciuto che portasse un po’ di più la sua esperienza di scrittrice straniera dalle molteplici radici. 
La prima scrematura veloce lascia quattro partecipanti a sfidarsi nella semifinale. A coppie, vengono accompagnati dal coach Coppola in due ambienti completamente diversi tra di loro, in cui passare del tempo per aver modo di accumulare esperienze: in questo caso si è trattato di un centro di accoglienza e di un locale da ballo molto famoso a Torino negli anni ’60. Al rientro, le due coppie devono sfidarsi in una prova di scrittura di trenta minuti sul campo mettendo su carta le emozioni provate in quelle situazioni. Probabilmente è stato l’unico momento che mi è davvero piaciuto dell’intera trasmissione, perché potevo farmi un’idea in contemporanea con i giudici.
Ho spento l’apparecchio con un grosso "Mah!" dipinto sulla faccia, forse causato dalle mie aspettative, troppo alte rispetto ad un formato televisivo che ha tempi tecnici da rispettare, e questioni di audience da aumentare, anche se la scelta della seconda serata non favorisce particolarmente queste ultime.  
Penso che seguirò ancora qualche puntata, per capire se c’è un’evoluzione, e che direzione segue: mi sembra troppo presto per capire se si nasconde il nuovo Eco tra gli aspiranti scrittori, e se un programma del genere ha la forza sufficiente per spingere alla scrittura nuova, originale e sentita. Per il momento, mi sembra ancora troppo mite e poco attraente.






giovedì 7 novembre 2013

Recensione: America oggi - Raymond Carver

Titolo: America oggi
Autore: Raymond Carver
Prezzo: 8.00€
Pagine: 156, brossura
Editore: Minimum Fax

Trama: Questo volume raccoglie i nove racconti e la poesia di Carver cui Robert Altman si è ispirato per la sceneggiatura di "America Oggi", il film che gli è valso il Leone d'Oro al Festival di Venezia nel 1993. Sullo sfondo di un'America di provincia si svolgono dieci piccoli e grandi drammi privati che hanno per protagonisti cameriere di fast-food e rappresentanti di commercio, ragionieri e segretarie, medici e pittrici, quasi sempre colti in un momento di crisi - nella vita di coppia o familiare, nei rapporti di lavoro o di amicizia - da cui tentano ostinatamente di riemergere. Prefazione di Robert Altman.

L'autore: Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, è nato a Clatskanie, nell'Oregon, il 25 maggio 1938 ed è morto nel 1988. È uno dei maggiori scrittori americani del Novecento. Einaudi ha iniziato a ripubblicare le sue opere narrative nel 2009 con "Principianti" (ripubblicato in una nuova edizione nel 2010), la versione originale di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". Sempre nel 2009 ha pubblicato "Vuoi star zitta, per favore?" (ripubblicato negli ET Scrittori nel 2012), nel 2010 "Se hai bisogno, chiama" e "Da dove sto chiamando" e nel 2011 "Cattedrale". Presso Einaudi Stile libero era uscito, nel 1997, "Il mestiere di scrivere" (ripubblicato in una nuova edizione nel 2008). Nel 2013 è uscito "Carver Country" (corredato dalle foto di Bob Adelman).

Recensione:
Avevano tutti il cuore spezzato. Però, lo stesso.

Quando ci si approccia alla letteratura americana una delle prime cose che saltano all'occhio è l’incredibile importanza che questa fetta di autori ha dato all'arte della short story. Sin da Salinger, passando per Yates e arrivando ai contemporanei Munro e Saunders, il racconto sembra essere il genere più propenso per esprimere la varietas di quello che è da sempre l’argomento preferito dagli scrittori americani: la vita quotidiana.
Carver non fa eccezione, anzi, è da sempre considerato uno degli autori dal contributo più considerevole non solo verso il genere del racconto, ma verso la letteratura americana in generale, motivo per il quale è balzato subito in cima alla mia lista di letture. 
La raccolta America Oggi, edita da Minimum Fax, è un buon approccio per chi non ha mai letto nulla di questo autore in quanto racchiude in poco più di centocinquanta pagine tutti i nove racconti (e una poesia) a cui il regista Robert Altman si è ispirato per l’omonimo film, vincitore del Leone D'Oro.
Dunque, dicevamo, a Carver piace mettere in scena la vita di tutti i giorni e, come dice lo stesso Atman nella prefazione, è una vita che non ha alcuna pietà verso i protagonisti di queste storie, colti durante una crisi famigliare, di coppia o personale.
Una scelta dell'autore che mi ha dato molto da pensare è la mancanza di un finale compiuto per ognuno di questi racconti, che vengono fermati bruscamente, di colpo, lasciando il lettore col fiato terribilmente troncato. Forse per dare la possibilità al lettore di immaginare una sorta di ottimistico lieto fine? Sinceramente non mi sembra possibile. La visione della condizione umana che Carver palesa in ognuna di queste short story è quasi pessimistica, rassegnata, e la scelta di non porre un finale deciso e completo deriva dalla consapevolezza che il dramma umano, anche il più intimo e personale, non ha mai una vera conclusione. 
Un'altra particolarità stilistica interessante sta nel non perdere tempo in spiegazioni, lasciando che sia il lettore ad interpretare la psicologia dei vari personaggi tramite gesti, azioni e frasi spesso brevi ma incisive, pur non essendo altro che uno spettatore impotente di vite provinciali, esistenze umili, marginali, e dimesse da un caso cinico e crudele.

“E, intanto, la gente intorno a te continua a chiacchierare e a comportarsi come se fossi la stessa persona che eri ieri, stanotte, cinque minuti fa, e invece tu stai attraversando una crisi profonda e ti senti il cuore a pezzi…”

Raymond Carver ci riporta con uno stile asciutto, minimalista ed essenziale racconti magistrali di drammi quotidiani e solitari, alcuni stranianti (Vicini), altri profondamente toccanti (Una cosa piccola ma buona), altri ancora intrisi di una drammatica comicità (Jerry, Molly e Sam),  altri realisticamente agghiaccianti (Di’ alle donne che andiamo). In queste storie, per quanto assurde talvolta possano sembrare, ci siamo noi e la folla umana che ci circonda ogni giorno, ma vista aldilà dell’apparente facciata di normalità e perbenismo. 
Carver sembra affacciarsi alle finestre di tipiche case americane e guardare cosa accade al loro interno, scrutando il tutto con attenzione ma senza mai esprimere un giudizio, senza fare della retorica spicciola o dell’inutile qualunquismo, riportando semplicemente questi squarci di esistenza con un’oggettività ed interesse quasi scientifici. Quelle che ci racconta sono storie di dolore, separazione, morte, ma soprattutto, solitudine, quella solitudine di uomini e donne che tentano di risalire dagli abissi mentre il resto dell’umanità se ne frega e prosegue la sua esistenza con imperterrita indifferenza verso la vita altrui, proprio come i campeggiatori di Con tutta di quell’acqua a due passi da casa. 
A questo proposito è interessante soffermarsi su un racconto in particolare, Una cosa piccola ma buona, che è stato anche, per quanto mi riguarda, il più sentito dell'intera raccolta, probabilmente anche per il finale che mi ha subito ricordato la filosofia de La ginestra di Leopardi. Inizialmente vi è un'iniziale disinteresse del pasticcere verso il dolore della coppia di genitori, preoccupati per il loro bambino in coma, e, mentre durante tutto il racconto Carver sembra evidenziare i già citati temi di sofferenza e solitudine, il colpo di scena arriva proprio verso le ultime pagine, quando l'autore americano, come il suddetto poeta italiano, sembra promuovere una particolare "unione di sofferenze"  tra il pasticcere e i genitori, dando vita a quella cosa piccola ma buona che fa da titolo all'intero racconto, ovvero un tenue barlume di speranza che non restituisce ciò che si è perso durante il tragitto, ma che, perlomeno, aiuta a resistere. Perché è questo che fanno i personaggi di America oggi, resistono, e non importa che le loro storie siano state scritte nella seconda metà del novecento, poiché ancora oggi offrono uno spaccato della società occidentale incredibilmente attuale e veritiero, tanto che, alla fine della fiera, è impossibile non avervi intravisto almeno una parte di se stessi. 


"Ogni giorno, ogni notte della nostra vita, ci lasciamo dietro pezzettini di noi stessi, scaglie di questo e di quello."


Voto:





martedì 5 novembre 2013

Recensione: Pan - Francesco Dimitri

Titolo: Pan
Autore: Francesco Dimitri
Prezzo: 19.00€
Pagine: 461,brossura
Editore: Marsilio (collana X)

Trama: Nelle notti romane ci sono bambini che sognano, e che nel sogno, ogni volta, ripetono il viaggio verso una grande isola che non c'è. Nelle notti romane ci sono ville borghesi illuminate dalla luna piena, e dai loro giardini spesso s'innalzano, non visti, mastodontici galeoni pirata. Nelle notti più fredde di una Roma moderna, pulsante, segreta, qualcuno ormai comincia ad avvertirlo: uno spirito folle sta bussando alla porta, uno spirito anarchico e sensuale, passionale e libertino, pronto a tornare per rapirci. Qualcuno lo vuol chiamare Peter; un tempo era noto come Pan. A cento anni di distanza dalla sua prima comparsa, il Peter Pan di Barrie rivela oggi più che mai la propria carica eversiva, la propria primordialità vitale, erotica, libera, il proprio rifiuto verso ogni forma di dogmatismo. Nei cieli di Roma lo scontro si sta preparando: bambini e pirati, vecchie e nuove divinità, in un'inquietante favola nera che finirà per insegnarci come, talvolta, per vedere il mondo del sogno dal mondo reale, non serva altro che alzare la testa.

L'autore: Francesco Dimitri è nato in Italia nel 1981 e vive a Londra. Scrive, collabora con riviste, agenzie di comunicazione e blog, gioca di ruolo e va in giro per i boschi. Il suo romanzo Pan, è stato un caso letterario. Per Salani ha pubblicato anche Alice nel paese della vaporità e L'età sottile.

Recensione:
Chi non ha mai sentito parlare dell’Isolachenonc’è? E quale bambino non ha almeno una volta desiderato di non crescere mai? Quale adulto non ha voluto, a volte, essere ancora troppo piccolo per assumersi responsabilità, per avere doveri da adempiere? La leggenda lo dice chiaro: l’Isolachenonc’è è solo per i bambini, solo per chi è capace ancora di sognare.
Pan propone qualcosa di molto più complesso della nota storia di Peter Pan. Nella Roma dei nostri giorni, tre ragazzi di una benestante famiglia si trovano coinvolti in una faccenda misteriosa e molto pericolosa. Loro sono Giovanni, Angela e Michele, figli di un famoso studioso, Stefano Cavaterra, ormai da anni malato di Alzheimer.  Giada, la migliore amica di Angela, confida a quest'ultima, che in arte si fa chiamare “La Meravigliosa Wendi” , di aver trovato nell'immondizia una sorta di feto, qualcosa che non sembra appartenere alla specie umana. Giovanni scopre che il padre, al tempo in cui era ancora nel pieno delle sue facoltà mentali e all'apice della gloria, ha condotto particolari studi sull'Isola e sulla presenza che essa aveva nei sogni, nei racconti di bambini e di matti; scopre, inoltre, dall'ex migliore amico del padre, nonché finanziatore delle sue ricerche, lo “zio” Dal Mare, i motivi che hanno portato i due alla rottura della loro amicizia. Tutto questo accade mentre Angela e Giada convengono che quello che è stato ritrovato, gettato nella spazzatura, non è un bambino. Il feto, crescendo, acquista sempre più l'aspetto di un essere inquietante, che mai nessun essere vivente può aver visto in natura: un fauno, creatura esistente esclusivamente nel mito. Questo essere si sviluppa, divenendo sempre più forte ed attraente: in sua presenza, Angela e Giada sentono di perdere facilmente il controllo. Si trovano davanti ad una creatura allo stesso modo tremenda e meravigliosa, un dio: il dio Pan. 
Nel cuore di Roma, nel nostro tempo, lui è tornato: il dio del panico, delle emozioni forti. Non c'è essere che non subisca il suo fascino, che non si faccia prendere almeno per un momento dalle proprie passioni e dai propri istinti, portati all'estremo. Chi è allora Peter? Peter Pan è Pan nel mondo che tutti vedono. Così i tre fratelli Cavaterra imparano sulla loro pelle che la realtà è molto più complessa di quanto potevano pensare. Essa si manifesta in tre aspetti: Carne, Incanto e Sogno. Così Pan è un fauno nella Carne e Peter Pan nell'Incanto. L'Incanto è vero e non meno fisico e concreto della Carne; ciò che li distingue è la fantasia, l'immaginazione: nell'Incanto è possibile vivere liberamente in preda delle proprie pulsioni, è il luogo in cui tutto è amplificato, portato all'eccesso. La Carne, al contrario, è il luogo in cui un solo stato assumono le cose: l'ordine. 
Ogni Peter Pan che si rispetti ha il suo Capitan Uncino. Nella Carne, l'eterno nemico di Pan è colui che notoriamente viene conosciuto con il nome di Augusto Dal Mare. Questi è un'entità divina, al pari del suo avversario cornuto: il suo reale nome è Greyface. Il suo colore è il grigio e la sciattezza di un'esistenza condotta all'insegna della razionalità, del controllo, delle ripetitività. Detto in altre parole, lo scontro tra Pan e Greyface, tra Peter Pan e Capitan Uncino è lo scontro tra due principi che regolano la realtà: ordine e disordine. In essi non c'è valore: nessuno dei due è bene, nessuno dei due è male. La passione estrema che coglie un essere alla presenza di Pan può condurre al terrore, all'omicidio, allo stupro; il forte controllo voluto da Greyface può giungere nelle manifestazioni di organizzazione e ordine realizzare dai peggiori dei regimi dittatoriali.
Giovanni, Angela e Michele iniziano una guerra all'ultimo sangue contro Capitan Uncino, affiancati dai Bambini Perduti, Tinker Bell e Giada (del resto, è lei che ha trovato un dio, non in una mangiatoia, ma nel cesto dell'immondizia!). Il nemico è molto forte: è forte grazie al Cristianesimo che ha eliminato le vecchie divinità ed ha inibito gli istinti; è forte dell'Illuminismo che ha affermato il primato della Ragione; è forte perché la contemporaneità si nutre di indifferenza verso le meraviglie del mondo, verso i sogni, la fantasia. Solo Michele riesce a mettere in pratica un'azione potente contro Greyface e lo fa nell'altro aspetto, forse il più singolare della realtà, che è il Sogno.
Il ragazzo, forte del potere acquisito durante una specie di addestramento, che lo ha reso un vero e proprio sciamano, ascoltatore di tutti gli spiriti che animano la città eterna, comprende il nocciolo della questione: se nei sogni prendono vita le nostre idee e i miti umani, è possibile nutrirli, trasformarli, perfino eliminarli. Così è allora possibile realizzare il ritorno all'esistenza genuina, fatta di spreco di carne, si seme e di sangue. 
Il ritorno di Pan, infatti, è solo l'inizio: tutte le antiche divinità sono pronte a tornare, con tutto il loro essere ad immagine e somiglianza degli uomini che li hanno concepiti e che li hanno allontanati, rimossi, nei momenti in cui hanno scelto l'ordine.
Il romanzo di Dimitri è crudo, dal ritmo incalzante, in certi casi un po' prevedibile. Ciò che lo rende interessante, concettualmente parlando, è questa lotta tra entità alla pari che non incarnano valori. Al posto della solita contrapposizione tra Bene e Male, Dimitri propone l'antagonismo di due principi di realtà, entrambi necessari a questa per renderla viva. Non esistono assoluti: ogni bene è male ed ogni male è bene. L'essere umano che partecipa a questa lotta terribile tra divinità facilmente soccombe ma, altro spunto interessante, benché gli uomini sembrino pedine nelle mani degli dei, è pur vero che sono solo le loro capacità mentali, non solo quelle legate alla razionalità ma anche e soprattutto quelle dell'immaginazione, che danno potere agli dei stessi. 
Il romanzo di Dimitri, in conclusione, cattura l'attenzione del lettore con facilità, ma potrebbe non essere per tutti. Sicuramente, va guardato anche più nel profondo per essere apprezzato davvero.

Voto:




giovedì 31 ottobre 2013

Speciale Halloween - Consigli letterari assortiti per una notte stregata.


Halloween è la notte in cui i morti camminano fra i vivi; è la festa durante la quale le persone si mascherano impersonando i personaggi più spaventosi delle leggende, dei libri e dei film, tanto attesa dai bambini in America perché faranno incetta di dolcetti bussando porta a porta e pronunciando la fatidica frase “Trick or Treat”.
Noi di Sangue d’Inchiostro abbiamo deciso di augurarvi uno spaventoso Halloween proponendovi una carrellata di letture adatte per l’occasione, ognuna corredata da una breve recensione.
Buona lettura!





Consiglia:


Titolo: Gotico Rurale
Autore: Eraldo Baldini
Editore: Einaudi (collana Stile Libero Big)
ISBN: 9788806209728
Pagine: 248
Prezzo: 17.50€

Recensione:
Per entrare nell’atmosfera della cavalcata dei morti (una delle tante antiche radici culturali dell’odierna festa di Halloween), propongo un paio di raccolte di racconti, e due romanzi che si lasciano leggere in velocità, senza riuscire a staccarsi. Eraldo Baldini, con il suo Gotico rurale (un termine coniato appositamente per il tipo di storie che propone), ci porta a scoprire una versione meno consueta delle campagne romagnole. Fin dalle prime parole, siamo lontani dalle distese di grano, dal lambrusco, dalla giovialità aperta dei suoi abitanti che amano stare insieme e condividere cibo e risate. L’autore ci racconta delle comunità piccole e serrate, che si estendono lontane dalle strade trafficate, popolate da persone chiuse, al limite della sgarberia, pronte a difendersi dall’esterno. Sono persone che amano festeggiare un Carnevale crudele, di sangue, le cui maschere assomigliano a demoni dell’inferno, piuttosto che a caricature di vizi e di virtù. Se qualcuno di quei simpatici contadini mostra un aspetto di vecchietta mite e gentile, non lasciatevi ingannare. Guardatela bene negli occhi, e non entrate in casa da soli con lei, soprattutto se avete meno di dieci anni e non siete vicino ai vostri genitori. Siete forestieri venuti in visita, o in vacanza nel piccolo borgo solitario? Non sottovalutate le ombre che si allungano e il silenzio delle pietre: non siete in città. Se vi dicono di non uscire di sera, con quella strana nebbia che sale dallo stagno, ascoltateli. Sanno di cosa parlano. Non fate l’errore di pensare che si tratta solo di bambini...l’angoscia, la solitudine e la rabbia di un’anima maltrattata, uscita anzitempo dal proprio corpo, si trasforma facilmente in orrore puro, da queste parti.


Titolo: Tutti i racconti di fantasmi
Autore: M.R. James
Editore: Newton Compton
ISBN: 9788854138582
Pagine: 354
Prezzo: 4.16€

Recensione:
I fantasmi sono le creature preferite di Montague Rhodes James, che, nei suoi Tutti i racconti di fantasmi, li fa ritornare spesso e volentieri a interagire con incauti studiosi, inguaribili scettici del soprannaturale, o avidi cercatori d’oro. Nella maggior parte dei casi, le storie sono ambientate in antiche chiese, diocesi o chiostri di piccole città della provincia inglese, o dei paesi scandinavi, nel bel mezzo del XIX secolo industriale. Nessuno vi dedicherebbe un secondo sguardo, ma ognuna di loro custodisce un pezzo raro, antico, avvolto da strane storie, leggende, che poi si rivelano qualcosa di più. Ad esempio, uno studioso inglese particolarmente appassionato di messali antichi scopre, a proprie spese, che il pezzo raro che sta studiando custodisce un pericoloso demone. Il discendente di un signorotto inglese di provincia che, nel XVII secolo fece condannare una strega al rogo, sottovaluta la presenza inquietante di un grande frassino troppo vicino alla casa. L’Arcidiacono di una piccola cattedrale, preso nella sua azione di riforma della diocesi a lui affidata, subisce il fascino di uno degli stupendi stalli del suo coro. Le sculture che lo ornano sono meravigliose, mirabili, sembrano quasi vive. Quasi? Riportare alla luce pezzi di storia quasi dimenticata, diventa spesso estremamente pericoloso...e l’amore per la conoscenza spinge a oltrepassare confini che non devono essere nemmeno sfiorati!


Titolo: Nel bosco di Aus
Autore: Chiara Palazzolo
Editore: Piemme
ISBN: 9788856619744
Pagine: 490
Prezzo: 19.50 €

Recensione:
Per Chiara Palazzolo, l’orrore interiore di certe persone e situazioni, si specchia nell’ambiente esterno, spesso dolce e bucolico come una cartolina d’altri tempi. Nel bosco di Aus, il soprannaturale e l’inquietante si catalizzano, apparentemente, proprio in quegli alberi che si estendono dietro la splendida casa nuova, appena acquistata dalla famiglia Di Masi. E’ uno spettacolare colpo di fortuna e di status, per Carla, insegnante di liceo di provincia e per suo marito Giovanni, ambizioso avvocato di successo così attento alle gerarchie sociali, e a entrare nei circoli “giusti”. La casa azzurra, così chiamata per il suo colore, fa parte di una serie di case di proprietà della ricca e potente famiglia Satriani, la cui matriarca Amanda gestisce l’ampio patrimonio. Raffinata, elegante, molto selettiva, l’enigmatica Amanda ora comincia a rivolgere le proprie attenzioni anche a Carla, invitandola a casa propria per approfondire la conoscenza. L’immagine di perfezione e di realizzazione felice raggiunge il suo culmine. Chissà quanta invidia in paese! Tuttavia, non tardano a farsi vedere le prime crepe, nella fastosa porcellana della superficie. I tre figli di Carla, Andrea, Nikki e Albertino, non sono affatto felici di vivere fuori dal paese, in quella casa strana. Albertino, il minore e più astuto, percepisce subito che c’è qualcosa che non va: ci sono altre presenze, altre “persone” in quella casa...Giovanni, preso dal proprio lavoro e dalla propria immagine di padre realizzato di una famiglia perfetta, non fa caso a nulla, è distratto, chiude gli occhi di fronte a tutto. Carla è la madre efficiente e instancabile, sempre sorridente, calma, attenta. Nessuno nota la rabbia al di sotto dell’aspetto curato di quarantenne in gamba, che la porta a sfogarsi un po’ troppo spesso quando nessuno la guarda...Una serie di morti inspiegabili, tra le insegnanti amiche di Carla, inizia una girandola turbinosa di eventi che la portano a dover lottare con le unghie e con i denti per riappropriarsi letteralmente della propria vita, sullo sfondo di quel bosco di Aus pieno di graziosi funghi disposti a cerchio, i cerchi delle streghe.


Titolo: Unico indizio la luna piena
Autore: Stephen King
Editore: Longanesi
ISBN: 9788830406247
Pagine: 141
Prezzo: 10.33€

Recensione:
Halloween compare come momento molto importante ne Unico indizio la luna piena, di Stephen King. Siamo in America, in una piccola città, scossa da una serie di delitti feroci e inspiegabili dall’inizio dell’anno, che avvengono durante ogni plenilunio.  Le condizioni dei cadaveri ritrovati fa pensare all’attacco di un orso, o di un predatore simile. E’ un ragazzino costretto sulla sedia a rotelle, Marty Coslaw, a scoprire che si tratta di tutt’altro, quando, durante i festeggiamenti per il 4 luglio, si trova ad affrontare e a difendersi a sua volta dall’attacco del criminale, un lupo mannaro. Essendo riuscito a ferirlo, il coraggioso Marty si mette alla sua ricerca, e riesce a identificarlo proprio nella notte di Halloween. E’ l’inizio del conto alla rovescia verso lo scontro finale annunciato tra ragazzo e lupo mannaro, che si concluderà nel mese di dicembre, alla prima luna piena.




Consiglia:

Titolo: Il bizzarro museo degli orrori
Autore: Dan Rhodes
Editore: Newton & Compton 
ISBN: 9788854121812
Pagine: 256
Prezzo: 12.90€

Recensione:
In Germania, in un paesino non meglio precisato, un’eccentrica e ricca benefattrice ha aperto un museo dedicato ai suicidi con l’intento di distrarre i depressi che pensano alla morte; intento vano, dato che sistematicamente qualcuno decide di uccidersi proprio nel suddetto museo. Ne è custode l’anziano ed altrettanto eccentrico Herr Schmidt, il quale conosce ogni segreto di questo luogo bizzarro ed inquietante e ha l’abitudine di mangiare i ragni che di notte passeggiano sul suo viso. È talmente abituato alle stranezze che accadono nottetempo nel museo, da non perderci nemmeno il sonno.  A complicare maggiormente le cose, fanno la loro comparsa il misterioso dottore Ernst Fröhlicher, con il suo inseparabile labrador nero e una coppia di aspiranti suicidi che intrecciano un improbabile ménage.
Ho scelto di consigliarvi questo libro in occasione di Halloween in quanto si presta bene a sostituire le storie tradizionali dell’orrore; non è, come si potrebbe pensare guardando la copertina, una favola per bambini. Ho fatto l’errore di iniziarlo credendolo fermamente e ringrazio di non essere una ragazza facilmente impressionabile. Superato un primo momento di perplessità, questo libro mi ha assorbita completamente con la sua atmosfera noir, surreale, macabra e umoristica al tempo stesso. Il sorriso che ti strappa è un sorriso amaro, di quelli che ti restano quando leggi una storia all’apparenza divertente e ti rendi conto solo in un secondo momento che quel che viene detto non fa affatto ridere, anzi. Dan Rhodes ha uno stile scorrevole e piacevole che trascina il lettore in un mondo nel quale i pezzi di un grande puzzle si radunano pian piano fino a mostrargli il quadro dell’intera storia, combaciando alla perfezione nei minimi dettagli. È crudo, a volte all’eccesso, eppure non credo ci sarebbe modo migliore per raccontare una storia come quella di “Il bizzarro museo degli orrori” Ho amato questo libro, nonostante mi abbia lasciato una tremenda sensazione di inquietudine, perché i fatti raccontati potrebbero accadere davvero, sebbene sia classificato come fantasy. Lo consiglio vivamente, ma solo se avete stomaci forti!

Titolo: La casa delle vacanze
Autore: Clive Barker
Editore: Rizzoli
ISBN: 9788817021180
Pagine: 240
Prezzo: 11.00€

Recensione:
È un pomeriggio di pioggia. Harvey, dieci anni, si sta annoiando in camera sua, quando dalla finestra entra uno strano signore con il viso giallognolo e un largo sorriso fisso. "Qui c'è un ragazzo che ha bisogno di vacanza" dice. Così comincia l'avventura. Harvey arriva nella Casa delle Vacanze, dove tutto è meraviglioso; si gioca, si mangia, non ci si annoia mai. Un luogo perfetto? Forse, per un po'. Poi però viene voglia di andare via, e allora...
Clive Barker è stato nominato da Stephen King il suo erede naturale e il suo stile ricorda un po’ quello del maestro dell’horror, ma anche le atmosfere di Coraline di Neil Gaiman. Potrei definire La casa delle vacanze come una rivisitazione in chiave noir della favola di Pinocchio: un ragazzino annoiato, un misterioso individuo che gli prospetta una vita di divertimenti e sollazzi, la voglia di avventura che prima o poi si esaurisce e allora la connotazione inquietante di questo ‘paese dei balocchi’ si rivela al protagonista, facendolo piombare in un mondo cupo ed agghiacciante dal quale uscire sembra impossibile. C’è anche la morale, alla fine. Un messaggio bello chiaro per coloro che non sanno far tesoro del tempo loro concesso. Da regalare o leggere ad Halloween ai figli/nipoti/cugini più piccoli (di solito è consigliato per lettori dai nove anni in su) e sarete sicuri che per quella notte saranno abbastanza spaventati, come vuole la tradizione.

Titolo: Halloween, nei giorni che i morti ritornano
Autore: Eraldo Baldini, Giuseppe Bellosi
Editore: Einaudi (collana Stile Libero Extra)
ISBN: 9788806184964
Pagine: 347
Prezzo: 14.00€

Recensione:
E se per Halloween, oltre a leggere racconti paurosi, voleste sapere di più sulla tradizione che ha dato vita a questa festa? Halloween, nei giorni che i morti ritornano, è il libro che fa per voi. I due autori, entrambi studiosi di antropologia sociale ed esperti di folklore, vi faranno scoprire che Halloween non è una festa soltanto americana, ma che molte delle usanze legate a questa notte sono tipiche anche della tradizione italiana, dove ogni regione ha il suo modo per celebrare i morti in questo particolare giorno dell’anno e hanno origini antichissime. È un saggio piacevole da leggere e molto interessante se siete il genere di persona che ama approfondire.




Consiglia:

Titolo: Mary Terror
Autore: Robert R. McCammon
Editore: Gargoyle Books
ISBN: 9788889541418
Pagine: 410
Prezzo: 16.00€

Recensione:
Mary Terror è un essere pauroso, una minaccia reale ed assolutamente concreta  la capacità che possiede di fare del male gratuito a chiunque. È un ex membro di un gruppo terroristico, lo Storm Front, nato in California per iniziativa di Lord Jack. Il gruppo si smembra in seguito ad un intervento armato dell'FBI, nel corso del quale Mary resta gravemente ferita, tanto da perdere il bambino di cui era in attesa e il cui padre era proprio Lord Jack. Passano tanti anni e Mary si ritrova a lavorare per il sistema contro il quale aveva combattuto da giovane. Un giorno le torna la speranza: legge un messaggio su una famosa rivista e comprende che non poteva che averlo pubblicato se non il capo dello Storm Front. Convinta di essere stata chiamata, assieme agli altri membri sopravvissuti, Mary parte, sognando di tornare ai tempi andati: i tempi della lotta, ai tempi del suo amore per Jack, ai tempi in cui aspettava un figlio. La follia di Mary ha dell'incredibile: decide di rapire un neonato, David, per farne il figlio suo e di Lord Jack, l'uomo che nel ricordo ama ancora appassionatamente. Non sa però che dovrà fare i conti con la madre disperata del piccolo. Laura, ricca benestante giornalista, con un matrimonio ormai già fallimentare, decide di andare alla ricerca di Mary e di suo figlio: ella non ha altro che David come ragione d'esistere ed è decisa a riprenderselo, ad ogni costo. Mary è un osso duro, abituata com'è alla violenza, ma Laura non ha nulla da invidiarle in forza, determinazione ed intelligenza.
Mary Terror è un lungo ed estenuante viaggio, ricco di suspense, attraverso il continente americano. Spingendosi fino in California, due donne sono impegnate in una atroce lotta all'ultimo sangue; la posta in gioco è alta e nessuna delle due ha intenzione di arrendersi. Da un lato, la brutalità e il furore cieco di Mary, dall'altro la motivazione di Laura, la forza del suo istinto materno e di sopravvivenza.





Consiglia:

Titolo: L’albero di Halloween
Autore: Ray Bradbury
Editore: Mondadori (collana Piccola Biblioteca Oscar Mondadori)
ISBN: 8804538260
Pagine: 124
Prezzo: 9.00€

Recensione:
L’albero di Halloween è un romanzo di Ray Bradbury del 1972. Più tardi, Bradbury ne scrisse una sceneggiatura per una versione animata, che vinse l’Emmy Award nel 1992.
L’albero di Halloween, più che un libro di paura, è una storia avventurosa ed entusiasmante per ragazzi. Le atmosfere sono gotiche ed inquietanti, ma manca la volontà di spaventare il lettore, anzi, Bradbury cerca di incuriosirlo e di spingerlo a farsi delle domande grazie alla presenza di elementi insoliti e che esulano dalla quotidianità (in questo ricorda molto le situazioni dei racconti per ragazzi di Neil Gaiman). La notte di Halloween, un gruppo di otto amici si ritrova a fare un viaggio attraverso varie epoche storiche e a venire a contatto con varie culture (Egizi, Uomini Primitivi, Romani, Celti, la Parigi Medievale e il Messico del Giorno dei Morti), imparando a poco a poco il significato della festa di Halloween, la nascita delle sue tradizioni più famose, l'importanza del culto dei morti e il significato delle varie maschere tipiche: streghe, mummie, gargoyle, etc.
La narrazione scorre in modo piacevole e rapido e anche le parti più didattiche e descrittive sono abilmente incastrate all’interno della narrazione senza rallentarla troppo né risultare pedanti. Le vicende si susseguono velocemente in una sorta di vortice turbinoso dalle atmosfere oniriche, in cui è necessario sospendere la propria incredulità e lasciarsi trascinare dagli eventi, che si tratti della realtà o solo di una visione.
Consigliato non solo ai più giovani, ma anche a chiunque voglia immergersi nell'atmosfera ottobrina, senza temere di spaventarsi troppo!




Consiglia: 

Titolo: L’accalappiastreghe
Autore: Walter Moers
Editore: Salani
ISBN: 9788867152117
Pagine: 413
Prezzo: 9.00 €

Recensione: 
Walter Moers è uno scrittore tedesco celebre per il suo ciclo di romanzi autoconclusivi ambientati nel fittizio continente di Zamonia, un posto popolato da mostriciattoli di ogni genere e “dove tutto è possibile tranne la noia”. Attualmente il ciclo racchiude sei romanzi, L’accalappiastreghe è il quinto in ordine di pubblicazione. La storia che ci viene narrata è quella di un cratto (una particolare specie  in via di estinzione di gatti che sanno parlare come gli essere umani), di nome Eco che pe non morire di fame stipula un ambiguo patto con Mefistofele, l’accalappiastreghe del paese, un figuro oscuro e terrificante. 
Moers ci narra una vicenda allucinante,  costantemente in bilico tra genio e follia, divertente e grottesco, favola nera e storia di un amore perduto, ripiena di personaggi bizzarri, terrificanti e totalmente fuori da ogni logica. Un tuffo nella fantasia più estrema – talvolta anche troppo – capace di attanagliare anche  chi ormai crede di averle lette tutte. Fidatevi, con Moers non è mai così. Verrete risucchiati in un vortice di macabre bizzarrie e, una volta letta l’ultima pagina, correrete in libreria a comprare tutto ciò che questo tipo ha scritto, ansiosi di tornare e scoprire di più su Zamonia, un’isola che non c’è totalmente priva di senno.

Titolo: Coraline
Autore: Neil Gaiman
Editore: Mondadori
ISBN: 9788804530237
Pagine: 182
Prezzo: 9.50€ 

Recensione:
Il mio secondo consiglio è piuttosto banale e inflazionato, dunque non mi dilungherò troppo. Coraline è la letteratura per ragazzi secondo Neil Gaiman. Spaventa, affascina e inquieta, senza preoccuparsi del target di lettori a cui è destinato: ogni piccolo lettore che si rispetti non potrà non tifare per la coraggiosa Coraline alla ricerca dei suoi genitori scomparsi e lasciarsi inquietare dalla terrificante Altra Madre, l’altra faccia della medaglia che si nasconde dietro ogni nostro desiderio. Un racconto lineare ma incredibilmente innovativo, nonché una storia apparentemente per ragazzi che in realtà cela sottotesti molto più profondi di quanto il lettore adulto possa pensare. 
Consigliato da leggere ai propri bambini la notte del trentuno, magari prima di andare a dormire e con accanto la luce baluginante di una zucca intagliata.