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martedì 4 marzo 2014

Ultime uscite interessanti - Febbraio

Questo post doveva uscire un po' di tempo fa, in quanto si tratta delle nuove uscite letterarie, a mio parere, più interessanti di Febbraio. Capirete che, essendo oggi il 4 Marzo, mi trovo abbastanza fuori dai tempi: una gastroenterite e un week-end a Milano mi hanno tenuto lontano dal computer per più di una settimana. Quindi nulla, prendetelo così. 
D'altro canto, spero che la qualità dei titoli segnalati possa compensare tale ritardo.   

Partiamo da quello che ha destato più il mio interesse, Prendila così di Joan Didion, autrice americana di cui avevo già inserito nella mia wishlist il suo romanzo più conosciuto tra i lettori italiani, Diglielo da parte mia, edito dai tipi della E/O. Prendila così, inveceè edito da Il Saggiatore, casa editrice dalle scelte piuttosto ricercate e che annovera già nel suo catalogo tutti gli altri romanzi della Didion.  La storia è quella di un attrice fallita e ricoverata in una clinica neuropsichiatrica che ripensa alla sua vita, alla sua nascita come modella, alla sua scalata verso le colline hollywoodiane, alla vita da celebrità, costellata di party e ipocrisia, costruendo così una critica a quella società americana capace di trasformarti da Dio onnipotente a miserabile alcolizzato nel giro di pochi cocktail.
Lo desidero, lo voglio, lo pretendo!

Titolo: Prendila così
Autrice: Joan Didion
Prezzo: 14.00€
Pagine: 176, brossura
Editore: Il Saggiatore
Disponibile da: 6 Febbraio 2014

Trama: In un’esclusiva clinica neuropsichiatrica di Los Angeles Maria Wyeth, attrice fallita, ripensa alla sua vita, frammentata in episodi che appaiono ormai distanti e freddi come gli astri nella volta celeste. Dal deserto del Nevada alle colline di Hollywood, da modella a protagonista in film minori: la sua parabola è quella di una stella che non ha mai davvero brillato. Dopo anni di scelte sbagliate e di ferite emotive, Maria ha smesso di provare ogni sentimento e lascia che la vita le passi accanto. Anestetizza il dolore guidando per ore senza meta sulle autostrade della California, navigando nel traffico come nelle acque di un immenso fiume. Nonostante tutto, continua a voler giocare la sua partita, forse motivata dall’unica scintilla d’amore che riserva per Kate, la figlia malata che vede di rado. Joan Didion seziona con la sua penna affilata la fauna umana che orbita intorno a Hollywood, che sfodera sorrisi e false promesse in infiniti cocktail party, che teme il fallimento come una malattia infettiva, pronta a tutto pur di riempire il vuoto che la assedia. Romanzo dalla lingua essenziale e spietata, Prendila così fotografa gli aspetti più vacui e autodistruttivi della società americana, raccontando quanto sia doloroso vivere e quanto più facile semplicemente esistere.

Sempre incentrati sulla società americana sono i reportage del giornalista ed editor John Jeremiah Sullivan, raccolti nel volume curato da Sellerio e intitolato, appunto, Americani.  Si tratta di un acquisto doveroso per chi, come il sottoscritto, nutre da sempre un amore malato per il Paese delle contraddizioni, perennemente presente sulla scena mondiale, eppure così controverso e distante. Considerato al pari di David Foster Wallace e del suo Una cosa divertente che non farò mai più,  Sullivan sembra promettere un affresco completo su ciò che resta e che è diventato l'American Dream, dalla politica, passando per i segreti delle celebrità della musica, fino a Disney World. 

Titolo: Americani
Autore: John Jeremiah Sullivan
Prezzo: 16.00€
Pagine: 324, brossura
Editore: Sellerio
Disponibile dal: 6 Febbraio 2014

Contenuto: In questo libro tutto è stato visto, ascoltato, e soprattutto vissuto, non c’è nulla di inventato. Le storie della gente comune, i segreti di celebrità inarrivabili e di oscure personalità del passato, i dettagli di eventi apocalittici che travolgono il territorio e le persone.Scrittore e reporter errante, Sullivan ci presenta vicende e personaggi che sfiorano l’incredibile: da Constantine Rafinesque, eccentrico genio del diciottesimo secolo che inventò dal nulla la preistoria del nuovo mondo falsificandone le prove, a Mister Lytle, un anziano e stravagante letterato simbolo di un’epoca ormai trascorsa. Da un festival di «rock cristiano» frequentato da migliaia di devoti e giovanissimi fan, alle serate trascorse in Florida a chiacchierare con i protagonisti di un reality televisivo che sfruttano la loro declinante celebrità in tour di discoteche e locali minori. Sullivan indaga in modo memorabile gli anni formativi di due grandi star della musica pop, Michael Jackson e Axl Rose dei Guns N’ Roses, poi si sposta sulla costa del Golfo durante l’uragano Katrina e si spinge fino in Giamaica a scovare l’ultimo musicista della band di Bob Marley. Sulla spinta di una vorace curiosità Sullivan si è immerso nella realtà del presente, nella cultura popolare, nelle tendenze underground, nelle tradizioni storiche e letterarie del suo paese, e racconta gli americani e l’America con l’energia di Hunter Thompson e l’arguzia e l’erudizione di David Foster Wallace, in un’opera considerata tra le più raffinate e innovative degli ultimi anni. Da queste storie, da questi reportage, emerge un ritratto inconsueto di un paese che a partire dall’Undici Settembre, dopo i fallimenti della politica estera, con il declino progressivo della propria influenza sul mondo, è cambiato in modo radicale. In una prosa sempre sorprendente si delinea una nazione ripiegata su se stessa, sulla propria diversità, sulla propria eccezionalità, che torna per noi a essere enigmatica, come segnata da un affascinante e arcano provincialismo in cui si celano le origini e i segreti di cose e persone, che si tratti della difficile famiglia Jackson del talentuoso Michael o dei paesini sperduti da cui provengono i famosi e gli ignoti, accomunati in fondo dalle stesse ambizioni, dal medesimo urlo di rivolta, dalla nostalgia di quel destino felice che sembrava la promessa gloriosa e utopica dell’American Dream.


Parlando di scrittori americani è impossibile non menzionare John Williams, autore  del secondo '900 riportato alla luce da Fazi due anni fa con il suo Stoner, adorato da critica e pubblico diventando un vero e proprio best-seller a scoppio ritardato. La stessa Fazi ha pubblicato lo scorso anno Butcher's Crossing e porta adesso in Italia il suo romanzo d'esordio, Nulla, solo la notte.


Titolo: Nulla, solo la notte
Autore: John Williams
Prezzo: 13.00€
Pagine: 144, rilegato
Editore: Fazi
Disponibile dal: 27 Febbraio 2014

Trama: Nei due anni e mezzo di guerra che John Williams trascorse tra India e Birmania, tra il 1942 e il 1945, scrisse il suo primo romanzo, Nothing but the night. A soli vent’anni il giovanissimo scrittore raccontò la giornata di un giovane borghese della California, scrivendo forsennatamente nelle lunghe ore vuote che caratterizzavano la vita di certe zone periferiche al conflitto mondiale. Al suo rientro negli Stati Uniti Williams riuscì, un anno prima di laurearsi, a far stampare il suo primo romanzo. Vicino al mondo descritto da John Fante (anche lui di Denver) con un tono trasognato e a volte ironico, Arthur Maxley ci ricorda l’Arturo Bandini che vaga per le strade di Los Angeles incontrando i personaggi più disparati. Qui Arthur è un dandy che seguiamo in una giornata scandita da incontri significativi (un amico con il sogno di acquistare una macchina tipogrfica e stampare poesie, il padre distante e una donna bella, ma disperata) Rappresentati all’interno di un diner, di un hotel di lusso o di un night, gli interlocutori di Arthur sono dei compagni di viaggio con forti personalità, ognuno di loro una musa ispiratrice per cercare di comprendere la solitudine umana.

La lezione di Alissa Nutting, pubblicato da Einaudi, è un romanzo che ha suscitato parecchie polemiche in patria. Scontato, direte, visto che l'argomento è uno dei più dibattuti al giorno d'oggi: la pedofilia. In particolare la storia narrata dalla Nutting, tratta da un avvenimento realmente accaduto nella città di Tampa in Florida, è quella di una professoressa con un'insana passione per i corpi dei suoi studenti quindicenni. E se da una parte vi sono lettori (come lo scrittore Irvine Welsh) che esaltano il coraggio e il talento dell'autrice nel trattare una tematica così scottante, dall'altra vi è chi grida al giustificazionismo, all'eccessiva superficialità e alla voglia di fare soldi facilmente. Il dibattito sembra essere arrivato anche in Italia, come dimostra questo articolo piuttosto polemico de Il Fatto Quotidiano. Chi, come me, muore dalla voglia di avere un proprio parere? 


Titolo: La lezione
Autrice: Alissa Nutting
Prezzo: 17.50€
Pagine: 280, brossura
Editore: Einaudi (collana Stile Libero Big)
Disponibile dal: 6 Febbraio 2014

Trama: Celeste Price ha ventisei anni, ed è bellissima. Ha un marito, un poliziotto dalla mascella squadrata e il portafoglio gonfio. Ma quel che piace a Celeste è altro. Sono i corpi acerbi dei suoi studenti a ossessionarla. Corpi di maschi, sì, ma non ancora uomini. Corpi che hanno tutto da imparare. E non potranno più dimenticare. Una protagonista senza remore e senza rimorsi. Una storia estrema che pone domande cui soltanto il lettore può rispondere.

Un altro autore da non lasciarvi scappare se amate la letteratura americana è Philipp Meyer, che anni fa si affermò sulla scena letteraria grazie al suo esordio, Ruggine americana, con il quale vinse anche il Los Angeles Times Book Prize. Einaudi porta ora in Italia la sua ultima fatica, Il figlio, saga famigliare di seicento pagine che ripercorre centocinquant'anni di storia della regione maledetta del Nord America, il Texas. 


Titolo: Il figlio
Autore: Philipp Meyer
Prezzo: 20.00€
Pagine: 600, rilegato
Editore: Einaudi (collana I coralli)
Disponibile dal: 3 Marzo 2014

Trama: Dalle grandi praterie annerite da immense mandrie di bisonti, agli smisurati ranch di proprietà di un pugno di allevatori che regnavano come monarchi assoluti su schiere di vaqueros, al paesaggio arido e desolato punteggiato dalle torri dei campi petroliferi, la storia del Texasoccidentale è la storia di un susseguirsi di massacri, la storia di una terra strappata di mano piú e piú volte nel corso delle generazioni. E inevitabilmente anche la storia dei McCullough, pionieri, allevatori e poi petrolieri, è una storia di massacri e rapine, a partire dal patriarca Eli, rapito dai Comanche in tenera età e tornato a vivere fra i bianchi alle soglie dell’età adulta, per diventare infine, sulla pelle dei messicani e grazie ai traffici illeciti fioriti nel caos della Guerra Civile, un ricchissimo patrón. Ma se Eli McCullough, pur sognando la wilderness perduta, non esita ad adattarsi ai tempi nuovi calpestando tutto ciò che ostacola la sua ascesa, suo figlio Peter sogna invece un futuro diverso, che non sia quello del petrolio che insozza la terra e spazza via i vecchi stili di vita, e non può che schierarsi con trepida passione dalla parte delle vittime. La storia, però, la fanno i vincitori, ed ecco allora Jeanne, la pronipote di Eli, magnate dell’industria petrolifera in un mondo ormai irriconoscibile, in cui di bisonti e indiani non c'è piú neanche l’ombra, e i messicani sono stati respinti al di là del Rio Grande. Toccherà a lei affrontare, nel modo piú letterale possibile, un tragico e inesorabile ritorno del rimosso.

Passando alla Neri Pozza, vi è un solo romanzo che ci tengo a segnalare per questo mese. Si tratta di Con rispetto parlando di Ana Nobre de Gusmao, la cui trama mi incuriosisce abbastanza, una sorta di commedia umana filtrata dagli occhi di una protagonista sui generis, una domestica di nome Laurinda. 


Titolo: Con rispetto parlando
Autrice: Ana Nobre de Gusmao
Prezzo: 18.00€
Pagine: 363, brossura
Editore: Neri Pozza (collana Bloom)
Disponibile dal: 6 Febbraio 2014

Trama: Laurinda è una domestica a ore. Chiama "padroni" i suoi datori di lavoro, ma nel suo tono di voce non c'è un briciolo di provocazione. Per lei il mondo va così e non ce n'è da lamentarsene. Si dice contenta di essere vedova, è conservatrice, bacchettona, pettegola, sboccata, superstiziosa e parla con i fantasmi. Eppure, quando varca la soglia di casa dei suoi quattro padroni e inizia a parlare con quel suo modo schietto e sincero tutti pendono dalle sue labbra. Come Celeste, una donna divorziata che passa da un flirt all'altro, l'ultimo dei quali con un bamboccio apatico interessato solo ai suoi soldi. O Vanda, sposa e madre esemplare che si annoia a morte e passa il tempo a cucinare, senza rendersi conto che nessuno mangia quello che lei si ostina a preparare. Oppure Ursula, una ceramista svizzera nella cui casa affollata da quadri si muovono anime e fantasmi che solo la domestica può vedere. E infine Emanuel, "il professore": uomo colto e scapolo. L'unico che Laurinda vizia e coccola nella speranza che ammetta la sua omosessualità e dia una raddrizzata alla propria vita. "Con rispetto parlando" è una commedia umana in cui la protagonista accompagna i propri "padroni" tra fidanzamenti, divorzi, scandali e viaggi improvvisi, confermando quanto sia vero uno dei ritornelli da lei più ripetuti: "gli uomini, in fondo, sono tutti uguali".

Per quanto riguarda l'immacabile Minim Fax, invece, ho adocchiato due pubblicazioni interessanti, La parte divertente di Sam Lipsyte e la nuova edizione Gesù lava più bianco di Bruno Ballardini. Il primo è una raccolta di racconti, grotteschi, divertenti e dissacranti, elogiato dal New York Times come una rockstar della scena letteraria e dai critici come una delle migliori penne della narrativa americana. L'autore non è nuovo nel catalogo della Minimum, anzi, tempo fa ho aggiunto in wishlist il suo romanzo Chiedi e ti sarà dato. Ad essere sincero, però, è Gesù lava più bianco il libro che bramo di più, poiché si tratta di un'analisi della Chiesa priva di ogni orpello mistico e incentrata esclusivamente sul punto di vista comunicativo-pubblicitario - il marketing, insomma - dalle origini a Papa Bergoglio. Nulla di troppo letterario insomma, mi rendo conto che può non incontrare il gusto di tutti, ma a me incuriosisce e anche assai. 


Titolo: La parte divertente
Autore: Sam Lipsyte
Prezzo: 15.00€
Pagine: 232, brossura
Editore: Minimum Fax
Disponibile dal: 13 Febbraio 2014

Trama: Il nuovo libro di Sam Lipsyte è una «sublime baraonda» (così l’entusiastica recensione di Ben Fountain sul New York Times) «che si muove abilmente sul confine fra ilarità e pathos». In questi racconti caustici, irriverenti, esilaranti, l’autore descrive il lato più grottesco di una middle class piena di velleità intellettuali e di ambizioni di successo ma che inciampa costantemente nella propria mediocrità. Un buono a nulla con molta inventiva cerca di sbarcare il lunario spacciandosi per balia alle neomamme chic di Brooklyn; un ragazzino scatena il proprio sadismo nelle partite di Dungeons & Dragons; la figlia di un sopravvissuto all’Olocausto si innamora di un giovane coperto di tatuaggi neonazisti; un ex tossico che ha scalato le classifiche dei bestseller grazie al suo memoir a tinte forti scopre di avere perso il favore dei lettori. L’umorismo implacabile e sovversivo di Lipsyte, unito al suo stile pirotecnico, ne fanno a detta unanime dei critici una delle migliori voci della narrativa americana contemporanea.



Titolo: Gesù lava più bianco
Autore: Bruno Ballardini
Prezzo: 10.00€
Pagine: 220, brossura
Editore: Minimum Fax
Disponibile dal: 27 febbraio 2014

Trama: Gesù lava più bianco è un tour de force documentatissimo e irriverente sulla storia della comunicazione pubblicitaria nella Chiesa cattolica, che decostruisce senza falsi ossequi la dottrina, la ritualità, la teologia, l’architettura, l’evangelizzazione nei loro elementi propagandistici e, in senso linguistico, pragmatici, e fornisce così un contributo a un’altra, nuova controstoria della Chiesa – la grande azienda con il settore marketing più efficace e capillare di tutta la storia occidentale. Del resto, come ha dichiarato monsignor Ernesto Vecchi nel 1997: «Il marketing? Ha cominciato Gesù, già duemila anni fa...» In questa nuova edizione l’autore fa luce sugli scenari che si sono aperti in Vaticano dopo l’abdicazione di Ratzinger e l’elezione di Francesco. Bergoglio è il papa che si trova ad amministrare una chiesa in crisi, minata dagli scandali, dalle divisioni interne e dalla concorrenza: sta cercando nuove strategie di comunicazione o abbandonerà la via del marketing per tornare ai valori fondanti del cristianesimo?

L'ultima segnalazione di  questo post è firmata da un prolifico autore nostrano parecchio conosciuto e apprezzato dalla critica (è già stato candidato al Premio Strega e al Premio Campiello). Parlo di Andrea Vitali e del suo Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti. Come tutti i romanzi dell'autore, anche questo è ambientato nel suo paesino lombardo sulla sponda orientale del lago di Como e descrive una società variopinta, un po' bigotta ma che riesce sempre a risultare incredibilmente comica nel suo essere così poco al passo coi tempi. 


Titolo: Premiata Ditta Sorelle Ficcadenti
Autore: Andrea Vitali
Prezzo: 18.50€
Pagine: 448, rilegato
Editore: Rizzoli
Disponibile dal: 26 Febbraio 2014

Trama: Bellano 1915. In una sera di fine novembre una fedele parrocchiana, la Stampina, si presenta in canonica: ha urgente bisogno di parlare con il prevosto, che in paese risolve anche le questioni di cuore. Suo figlio Geremia, docile ragazzone che in trentadue anni non ha mai dato un problema, sembra aver perso la testa. Ha conosciuto una donna, dice, e se non potrà sposarla si butterà nel lago. L'oggetto del suo desiderio è Giovenca Ficcadenti, di cui niente si sa eccetto che è bellissima - troppo bella per uno come lui - e che insieme alla sorella Zemia sta per inaugurare una merceria. Il che basta, nella piccola comunità, a suscitare un putiferio di chiacchiere e sospetti. Perché la loro ditta può dirsi "premiata"? Da chi? E quali traffici nascondono i viaggi che la Giovenca compie ogni giovedì? Soprattutto, come si può impedire al Geremia di finire vittima di qualche inganno? Indagare sulle sorelle sarà compito del prevosto, per restituire alla Stampina un figlio "normale". Facile dirlo. Non così facile muoversi con discrezione laddove sembrano esserci mille occhi e antenne... Cos'è un paese se non un caleidoscopio di storie, un'orchestra di uomini e donne che raccontando la vita la reinventano senza sosta, arricchendola di nuovi particolari? Con micidiale ironia, Vitali dà voce a questo coro - una sinfonia di furbizie e segreti, invidie e pettegolezzi - che mostra una faccia sempre diversa della verità, e un attimo dopo la nasconde ad arte...

venerdì 20 dicembre 2013

Recensione: La rivincita di Capablanca - Fabio Stassi

Titolo: La rivincita di Capablanca
Autore: Fabio Stassi
Prezzo: 11,50 €
Pagine: 203, brossura
Editore: Minimum Fax

Trama: Fabio Stassi racconta la storia di José Raùl Capablanca, che fu bambino prodigio e conquistò il titolo di campione del mondo di scacchi nel 1921. Amato dalle donne e rispettato dagli avversari, almeno fino a quando non fu scaraventato giù dal trono troppo presto per mano di un suo ex amico, Aleksandr Aljechin, il miglior giocatore di Russia: uno disposto a tutto per gli scacchi, fuggito dalla rivoluzione d'ottobre e approdato in seguito alla corte dei gerarchi nazisti. La storia di Capablanca è la storia del loro duello. L'offesa di una seconda occasione sempre rinviata, come spesso è la vita

L'autore: Fabio Stassi (1962), di origini siciliane, vive a Viterbo e lavora a Roma in una biblioteca universitaria. Scrive sui treni. Nel 2006 ha pubblicato il romanzo Fumisteria (GBM, premio Vittorini Opera Prima 2007). Per minimum fax: È finito il nostro carnevale (2007), La rivincita di Capablanca (2008) e Holden, Lolita, Živago e gli altri (2010). Un suo racconto è stato inserito nella raccolta Articolo I. Racconti sul lavoro (Sellerio, 2009). Nel 2012 è uscito per Sellerio L’ultimo ballo di Charlot (Premio Cielo d'Alcamo 2012).

Recensione
Il talento è un dono fragile, e si perde anche.

José Raúl Capablanca è stato uno scacchista cubano, detentore del titolo di campione del mondo dal 1921 al 1927, prima che un suo vecchio amico, Aleksandr Aljechin , gli strappasse il titolo senza più concedergli la possibilità di affrontarlo in una partita per riconquistarlo.
Stassi raccoglie l’eredità spirituale del lavoro di Gesualdo Bufalino, morto in un incidente stradale prima di poter concludere il suo romanzo sulla vita di Capablanca: il giovane autore, prendendo spunto dallo scacchista e da molti avvenimenti della sua vita, non crea necessariamente una storia diretta gli amanti del mondo degli scacchi, ma riesce a mettere in piedi su un piccolo palcoscenico una storia universale, che ha come protagonista un personaggio affascinante, complesso e tormentato, che ha vissuto un’esistenza così intensa che viene naturale paragonarla ad una feroce partita su quelle caselle bianche e nere che furono il suo piacere e il suo tormento.

Perché gli scacchi non sono semplicemente un gioco.
Sono guerra, teatro e morte. Cioè, tutt’intera, la vita.
Gesualdo Bufalino

Stassi fonde il vero Capablanca con quello nato dalla sua penna, rendendo difficile capire dove finisce la realtà ed inizia la finzione: il romanzo è un lungo viaggio nella memoria, con Capablanca che ripercorre gli eventi cruciali della sua vita mentre è impegnato in una partita a scacchi contro un americano.
Un viaggio della memoria che ci riporta ad un José Raúl bambino, un prodigio degli scacchi impossibile da allontanare dalla scacchiera: non c’è punizione o rimprovero materno che impedisca a questo genio in miniatura, che non posso fare a meno di immaginare come un ragazzino taciturno e perennemente in disparte, di scappare al circolo degli scacchi.
La narrazione lo vede poi adulto, come un giovane studente a New York, dove solo la fama che circonda il suo nome precede la meraviglia che uomini e donne, scacchisti e non, provano quando vedono quest’uomo, che ancora una volta non posso fare a meno di immaginare come un gentiluomo piacente, distinto ed elegante, dall’aria intelligente che ama discutere di politica. 
Forse il vero Capablanca non era così: forse la gente non ammutoliva davvero quando entrava in una stanza. Forse non era così elegante come la mia fantasia se lo immagina. Ma rimane il fatto che Stassi ha una penna abbastanza potente da prendere la realtà, trasformarla in finzione, e fartela passare di nuovo per realtà.
Quello di Capablanca è un sano impegno nel gioco, che però appare spesso molto più simile ad un’ossessione vera e propria; una intelligenza sfrenata che ama mettersi alla prova nell’elaborare strategie, nel ricercare l’eleganza nelle mosse di quei pezzi così immutabili nei loro movimenti, ma capaci di creare i più vari campi di battaglia.
Ma la sua passione ha anche dei lati oscuri, come quelli guidati dall’indomabile desiderio del cubano di primeggiare, quasi spinto da una forma di deferenza nei confronti del suo stesso talento, di quel dono che ha scoperto per caso di avere da bambino, quando imparò l’arte degli scacchi in soli tre giorni guardando il padre: anche i suoi anni d’oro sono venati dal terrore che la sua bravura non venga debitamente riconosciuta o che rimanga sottovalutata non venendo messa adeguatamente alla prova. Per questo motivo agognerà per sempre lo scontro con Aljechin e per lo stesso motivo si tormenterà per non aver raggiunto il suo obiettivo. 
Capablanca mette in fila nella sua mente tutte le grandi partite, le grandi sfide personali e professionali, le storie d’amore, gli incontri e gli scontri con la famiglia, e tutto ciò avviene mentre la partita con l’americano è ancora in corso: un racconto allo stesso tempo ricco e privo di dialoghi, con le parole pronunciate dai personaggi che si intervallano direttamente alla narrazione, senza essere annunciati da nessuna virgoletta, ma che arrivano al lettore come probabilmente farebbero i discorsi del nostro passato, se fossimo noi a raccontarci la nostra vita.
Un racconto spesso rapido, ma a tratti più lento e riflessivo, come se Capablanca prendesse un attimo di respiro dal gioco ma soprattutto dalla propria vita.

Non c’è esperienza più incomprensibile che l’odio irragionevole di un altro uomo.

Un libro che in poche pagine plasma la figura di un uomo che sembra decisamente frutto di una sfrenata fantasia, piuttosto che il riflesso, seppur romanzato, di una persona reale.
Un romanzo lirico, intenso, profondo, potente che apre spiragli sui sentimenti di un grande personaggio che, all’ombra dei grandi avvenimenti storici del suo tempo, costruiva e lottava la sua battaglia personale contro se stesso e contro il suo nemico giurato, ma amico di un tempo.
Anche se non masticate molto termini come arrocchi e scacchi al re, La rivincita di Capablanca rimane lo stesso un romanzo molto consigliato, che riesce a toccare temi universali come la sconfitta e la rivincita, le passioni e le ossessioni, gli amori, l’odio e i sogni di tutti…

Cosa sogna un pedone?, gli aveva chiesto il russo, e allora era parsa a entrambi una questione divertente. Adesso, a tanti anni di distanza, la faccenda gli suonava più misteriosa, e ostile. E per poco, in questa camera arredata con umiltà, ebbe l’impressione di aver capito. Cambiare natura. Raggiungere l’ottava traversa. Non rassegnarsi all’infelicità del proprio stato. La chiave di tutto era nell’ansia di una metamorfosi, nel sogno dei pedoni di diventare regine.


… persino quelli di un pedone. 

Voto:



giovedì 7 novembre 2013

Recensione: America oggi - Raymond Carver

Titolo: America oggi
Autore: Raymond Carver
Prezzo: 8.00€
Pagine: 156, brossura
Editore: Minimum Fax

Trama: Questo volume raccoglie i nove racconti e la poesia di Carver cui Robert Altman si è ispirato per la sceneggiatura di "America Oggi", il film che gli è valso il Leone d'Oro al Festival di Venezia nel 1993. Sullo sfondo di un'America di provincia si svolgono dieci piccoli e grandi drammi privati che hanno per protagonisti cameriere di fast-food e rappresentanti di commercio, ragionieri e segretarie, medici e pittrici, quasi sempre colti in un momento di crisi - nella vita di coppia o familiare, nei rapporti di lavoro o di amicizia - da cui tentano ostinatamente di riemergere. Prefazione di Robert Altman.

L'autore: Figlio di un operaio di segheria e di una cameriera, è nato a Clatskanie, nell'Oregon, il 25 maggio 1938 ed è morto nel 1988. È uno dei maggiori scrittori americani del Novecento. Einaudi ha iniziato a ripubblicare le sue opere narrative nel 2009 con "Principianti" (ripubblicato in una nuova edizione nel 2010), la versione originale di "Di cosa parliamo quando parliamo d'amore". Sempre nel 2009 ha pubblicato "Vuoi star zitta, per favore?" (ripubblicato negli ET Scrittori nel 2012), nel 2010 "Se hai bisogno, chiama" e "Da dove sto chiamando" e nel 2011 "Cattedrale". Presso Einaudi Stile libero era uscito, nel 1997, "Il mestiere di scrivere" (ripubblicato in una nuova edizione nel 2008). Nel 2013 è uscito "Carver Country" (corredato dalle foto di Bob Adelman).

Recensione:
Avevano tutti il cuore spezzato. Però, lo stesso.

Quando ci si approccia alla letteratura americana una delle prime cose che saltano all'occhio è l’incredibile importanza che questa fetta di autori ha dato all'arte della short story. Sin da Salinger, passando per Yates e arrivando ai contemporanei Munro e Saunders, il racconto sembra essere il genere più propenso per esprimere la varietas di quello che è da sempre l’argomento preferito dagli scrittori americani: la vita quotidiana.
Carver non fa eccezione, anzi, è da sempre considerato uno degli autori dal contributo più considerevole non solo verso il genere del racconto, ma verso la letteratura americana in generale, motivo per il quale è balzato subito in cima alla mia lista di letture. 
La raccolta America Oggi, edita da Minimum Fax, è un buon approccio per chi non ha mai letto nulla di questo autore in quanto racchiude in poco più di centocinquanta pagine tutti i nove racconti (e una poesia) a cui il regista Robert Altman si è ispirato per l’omonimo film, vincitore del Leone D'Oro.
Dunque, dicevamo, a Carver piace mettere in scena la vita di tutti i giorni e, come dice lo stesso Atman nella prefazione, è una vita che non ha alcuna pietà verso i protagonisti di queste storie, colti durante una crisi famigliare, di coppia o personale.
Una scelta dell'autore che mi ha dato molto da pensare è la mancanza di un finale compiuto per ognuno di questi racconti, che vengono fermati bruscamente, di colpo, lasciando il lettore col fiato terribilmente troncato. Forse per dare la possibilità al lettore di immaginare una sorta di ottimistico lieto fine? Sinceramente non mi sembra possibile. La visione della condizione umana che Carver palesa in ognuna di queste short story è quasi pessimistica, rassegnata, e la scelta di non porre un finale deciso e completo deriva dalla consapevolezza che il dramma umano, anche il più intimo e personale, non ha mai una vera conclusione. 
Un'altra particolarità stilistica interessante sta nel non perdere tempo in spiegazioni, lasciando che sia il lettore ad interpretare la psicologia dei vari personaggi tramite gesti, azioni e frasi spesso brevi ma incisive, pur non essendo altro che uno spettatore impotente di vite provinciali, esistenze umili, marginali, e dimesse da un caso cinico e crudele.

“E, intanto, la gente intorno a te continua a chiacchierare e a comportarsi come se fossi la stessa persona che eri ieri, stanotte, cinque minuti fa, e invece tu stai attraversando una crisi profonda e ti senti il cuore a pezzi…”

Raymond Carver ci riporta con uno stile asciutto, minimalista ed essenziale racconti magistrali di drammi quotidiani e solitari, alcuni stranianti (Vicini), altri profondamente toccanti (Una cosa piccola ma buona), altri ancora intrisi di una drammatica comicità (Jerry, Molly e Sam),  altri realisticamente agghiaccianti (Di’ alle donne che andiamo). In queste storie, per quanto assurde talvolta possano sembrare, ci siamo noi e la folla umana che ci circonda ogni giorno, ma vista aldilà dell’apparente facciata di normalità e perbenismo. 
Carver sembra affacciarsi alle finestre di tipiche case americane e guardare cosa accade al loro interno, scrutando il tutto con attenzione ma senza mai esprimere un giudizio, senza fare della retorica spicciola o dell’inutile qualunquismo, riportando semplicemente questi squarci di esistenza con un’oggettività ed interesse quasi scientifici. Quelle che ci racconta sono storie di dolore, separazione, morte, ma soprattutto, solitudine, quella solitudine di uomini e donne che tentano di risalire dagli abissi mentre il resto dell’umanità se ne frega e prosegue la sua esistenza con imperterrita indifferenza verso la vita altrui, proprio come i campeggiatori di Con tutta di quell’acqua a due passi da casa. 
A questo proposito è interessante soffermarsi su un racconto in particolare, Una cosa piccola ma buona, che è stato anche, per quanto mi riguarda, il più sentito dell'intera raccolta, probabilmente anche per il finale che mi ha subito ricordato la filosofia de La ginestra di Leopardi. Inizialmente vi è un'iniziale disinteresse del pasticcere verso il dolore della coppia di genitori, preoccupati per il loro bambino in coma, e, mentre durante tutto il racconto Carver sembra evidenziare i già citati temi di sofferenza e solitudine, il colpo di scena arriva proprio verso le ultime pagine, quando l'autore americano, come il suddetto poeta italiano, sembra promuovere una particolare "unione di sofferenze"  tra il pasticcere e i genitori, dando vita a quella cosa piccola ma buona che fa da titolo all'intero racconto, ovvero un tenue barlume di speranza che non restituisce ciò che si è perso durante il tragitto, ma che, perlomeno, aiuta a resistere. Perché è questo che fanno i personaggi di America oggi, resistono, e non importa che le loro storie siano state scritte nella seconda metà del novecento, poiché ancora oggi offrono uno spaccato della società occidentale incredibilmente attuale e veritiero, tanto che, alla fine della fiera, è impossibile non avervi intravisto almeno una parte di se stessi. 


"Ogni giorno, ogni notte della nostra vita, ci lasciamo dietro pezzettini di noi stessi, scaglie di questo e di quello."


Voto:





mercoledì 12 giugno 2013

Post di anteprime-mica-tanto-anteprime

In realtà questo post non era nemmeno previsto per due motivi:

  1. Se scrivo di libri che non ho finisce che non resisto più e li compro e, visto l'ordine Libraccio che ho appena fatto, non sarebbe proprio il caso
  2. E' estate, sto leggendo come se non ci fosse un domani e, sopratutto, sono immerso in un libro troppo bello e che vorrei recensire in tempi non troppo biblici
In ogni caso, mi sono imbattuto in qualche uscita recente e, in rari casi, prossima troppo interessante per non essere segnalata, ma vediamo di affrettarci che devo tornare sul divano a leggere.

Il primo avvistamento è un romanzo pubblicato il 6 Giugno dalla splendida Minimum Fax, una casa editrice che ho scoperto grazie allo spammatissimo Sofia si veste sempre di nero di Paolo Cognetti. 
Consiglio spassionato: se siete squattrinati come me e la strada della vendita degli organi non vi attira troppo, non guardate il loro catalogo, perché poi va a finire che scoprite libri come Fine impero di Giuseppe Genna e la vendita di un rene inizierà a sembrarvi cosa da poco. Non iscrivetevi neanche alle loro pagine Facebook e Twitter, perché la Minimum è una casa editrice seria e - udite udite! - pubblicizza i suoi libri, ed è proprio grazie a questa che mi è capitata sotto tiro la trama del suddetto romanzo.
Bè, che dire, parla sicuramente di noi, e no, non è una cosa positiva. 

Titolo: Fine Impero
Autore: Giuseppe Genna
Prezzo: 15.00€
Dati: 2013,237p.,brossura
Edtore: Minimum Fax
Disponibile dal: 6 Giugno 2013
Trama:
Che cosa accade a un uomo quando perde tutto? Se il paese è l’Italia e quell’uomo è un intellettuale che per sbarcare il lunario scrive per le riviste di moda, il dramma privato può rivelarsi una porta d’accesso verso un altro tipo di disastro: il mondo contemporaneo. Ecco allora che il protagonista di Fine Impero intraprende la sua discesa al centro della terra aggirandosi nella notte senza fine di ciò che per comodità chiamiamo ancora show business. A fare da traghettatore c’è zio Bubba, un uomo che è «più dei politici»: agente, impresario, personaggio misterioso e chiave di volta per comprendere in cosa ci sta trasformando lo spettacolo del potere che (dagli schermi tv invasi dai talent e dai reality, fino al profondo della nostra intimità) contempliamo senza sosta a occhi spalancati. Fino a quando non si spalancherà anche la piccola porta di una tragedia la cui potenza non è possibile arginare – il mistero inesplicabile della morte dei bambini su cui la grande letteratura non fa che interrogarsi ciclicamente. Giuseppe Genna, lo scrittore che meglio ha indagato le pieghe più inquietanti dell’Italia di questi anni, racconta una parabola che ci riguarda da vicino. Abbiamo dimenticato qualcosa di fondamentale tra le stanze di un brutto sogno, e l’unico modo per riprenderla è tuffarcisi dentro.


L'autore:
Giuseppe Genna (1969) è autore di numerosi romanzi, fra cui, per Mondadori, Nel nome di Ishmael (2001), Non toccare la pelle del drago (2003), Grande Madre Rossa (2004), Hitler (2008), Le teste (2009) e, per Rizzoli, Dies Irae (2006). Per minimum fax ha pubblicato Italia De Profundis (2008, Premio Corrado Alvaro), Assalto a un tempo devastato e vile (2010) e ha curato l'antologia Tu sei lei (2008) e sta per tornare in libreria con il romanzo Fine impero
Contatti: Sito, Facebook 


Anche il secondo romanzo è già approdato in libreria il 6 Giugno, edito da Nottetempo.  Si tratta de La penultima fine del mondo di Elvira Seminara, forte di una trama che mi ha ricordato CecitàLe intermittenze della morte di Saramago. 
La quarta di copertina lo definisce "un noir metafisico".  Non amo i noir, ma la componente metafisica mi intriga assai. 

Titolo: La penultima fine del mondo
Autrice: Elvira Seminara
Prezzo: 11.00€
Dati: 2013,154p.,brossura
Editore: Nottetempo (collana Il rosa e il nero)
Dispinibile dal: 6 Giugno 2013

Trama:
In un piccolo paese dell'isola la gente comincia a morire, lanciandosi da balconi e scarpate: nessuno ha un motivo apparente, ma tutti un vago sorriso. I casi ormai non si contano più e la stampa internazionale si riversa nella cittadina per documentare gli eventi. Quando, nel timore di un'epidemia planetaria, si spegnerà il faro dell'attenzione, gli abitanti resteranno soli e prigionieri a sprofondare nel regno delle ombre. Non soli del tutto, però. È rimasto in paese uno scrittore di gialli per affrontare il mistero di quei suicidi felici. Un noir metafisico e visionario, la distopia di una società deperibile in questo romanzo di Elvira Seminara.

L'autrice:
Elvira Seminara fa la giornalista e vive ad Acicastello. Ha pubblicato i romanzoi L’indecenza (2008) e I racconti del parrucchiere (2009). Per Nottetempo è uscito nel 2011 Scusate la polvere.


Passiamo ora a qualcosa di più leggero, più precisamente ad un romanzo per ragazzi disponibile in libreria proprio da oggi, 12 Giugno, La terra delle storie di Chris Colfer. Ok, lo ammetto, questo romanzo mi rende un pochino ipocrita: solitamente diffido di cantanti, attori e personaggi dello spettacolo che di punto in bianco si reinventano scrittori. Solitamente vi è sempre dietro un ghost writer e, solitamente, neanche tanto bravo.  Questa volta però è diverso, o almeno spero che lo sia. Chris Colfer, per chi non lo conoscesse, è uno degli attori principali della celebre serie TV americana Glee, gay sia nella fiction che nella vita reale. Dotato di un immenso talento recitativo e di una voce inestimabile - se non ci credete ascoltatevi una qualsiasi delle sue cover in Glee - , Colfer ha anche, nonostante la giovane età, sceneggiato un film e scritto tre libri, due dei quali appartenenti alla saga per ragazzi The Land of stories.
Probabilmente lo leggerò, senza molte pretese, senza cercare chissà quale rivelazione letteraria, ma lo leggerò perché credo che sia stato davvero Colfer a scriverlo e perché lui mi ispira simpatia e voglio vedere se saprà stupirmi anche sotto questo aspetto.

Titolo: La terra delle storie
Autore: Chris Colfer
Prezzo: 15.00€
Dati: 2013,497p.,rilegato
Editore: Rizzoli
Disponibile dal: 12 Giugno 2013

Trama:
Alex e Conner non sono contenti della loro vita. Il papà non c'è più, la mamma lavora troppo, e a scuola sono solo problemi. Poi il libro di fiabe ricevuto in dono dalla nonna per il loro dodicesimo compleanno prende vita, e tutto cambia. Perché non è solo un libro, ma la porta che si apre su un altro mondo, e fratello e sorella vi precipitano come Alice, lei per errore, lui per non lasciarla sola. Dall'altra parte c'è la Terra delle Storie, e il primo incontro in quella landa magica è con il Principe Ranocchio. L'avventura chiama. E nelle fiabe, anche nelle più note, niente è come appare...

L'autore:
Chris Colfer è noto per il suo ruolo nella serie TV della Fox, Glee, dove veste i panni del giovane Kurt. Nel 2012 ha pubblicato il suo primo romanzo, The Land of Stories: The Wishing Spell, e Struck by lightning, di cui ha sceneggiato anche l'omonimo film. Ad Agosto 2013 uscirà il sequel del suo primo romanzo, The Land of Stories: The Enchantress Return.