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martedì 8 ottobre 2013

Recensione: Joyland - Stephen King

Titolo: Joyland
Autore: Stephen King
Prezzo: 19.90€
Pagine: 351, rilegato
Editore: Sperling&Kupfer (collana Pandora)

Trama: Estate 1973, Heavens Bay, Carolina del Nord. Devin Jones è uno studente universitario squattrinato e con il cuore a pezzi, perché la sua ragazza lo ha tradito. Per dimenticare lei e guadagnare qualche dollaro, decide di accettare il lavoro in un luna park. Arrivato nel parco divertimenti, viene accolto da un colorito quanto bizzarro gruppo di personaggi: dalla stramba vedova Emmalina Shoplaw, che gli affitta una stanza, ai due coetanei Tom ed Erin, studenti in bolletta come lui e ben presto inseparabili amici; dall'ultranovantenne proprietario del parco al burbero responsabile del Castello del Brivido. Ma Dev scopre anche che il luogo nasconde un terribile segreto: nel Castello, infatti, è rimasto il fantasma di una ragazza uccisa macabramente quattro anni prima. E così, mentre si guadagna il magro stipendio intrattenendo i bambini con il suo costume da mascotte, Devin dovrà anche combattere il male che minaccia Heavens Bay. E difendere la donna della quale nel frattempo si è innamorato.

L'autore: 
Scrittore statunitense. Autore di romanzi e racconti best seller che attingono ai filoni dell’orrore, del fantastico e della fantascienza, è considerato un maestro nel trasformare le normali situazioni conflittuali della vita – rivalità fra coetanei, tensioni e infedeltà coniugali – in momenti di terrore. Quando è ancora piccolo, sua madre (ha anche un fratello adottivo) deve far fronte a grandi difficoltà, perché il padre uscito di casa per fare una passeggiata non si farà più vivo.
Nel 1962 inizia a frequentare la Lisbon High School e inizia a spedire i suoi racconti a vari editori di riviste, senza però alcun successo concreto.
Conclusi gli studi superiori entra all'Università del Maine ad Orono. Nel 1967 termina un primo racconto breve a cui fa seguito, qualche mese dopo, il romanzo La lunga marcia che riceve giudizi lusinghieri.
Sottopone Carrie alla casa editrice Doubleday e ottiene un assegno di 2500 dollari come anticipo per la pubblicazione del romanzo.
A maggio arriva la notizia che la Doubleday ha venduto i diritti dell'opera alla New American Library per 400.000 dollari, metà dei quali spettano di diritto all'autore. Così, a ventisei anni, lascia l'insegnamento per dedicarsi alla professione di scrittore. Da quel momento la sua carriera non avrà più interruzioni.
Con un'operazione innovativa il 14 marzo 2000 diffonde solo su Internet, il racconto Riding the Bullet. Nell'autunno dello stesso anno pubblicherà On writing: autobiografia di un mestiere, un'autobiografia e una serie di riflessioni su come nasca la scrittura.
Tra i suoi libri più noti si ricordano Shining (1976; il film, del 1980, venne diretto da Stanley Kubrick); La zona morta (1979; versione cinematografica del 1983, per la regia di David Cronenberg); Christine la macchina infernale (1983; il film, dello stesso anno, è di John Carpenter);It (1986, il film è del 1990); Misery (1987; noto in Italia con il titolo Misery non deve morire, la pellicola è stata realizzata da Rob Reiner nel 1990).


Recensione:
A cura do Loredana Gasparri
Penso di aver letto tutto di Stephen King, finora, a parte pochissime eccezioni. Per quanto i temi della sua narrativa si ripetano, ogni suo libro è un universo a se stante, con le sue regole e i suoi svolgimenti. In tantissime storie assistiamo all’irruzione di presenze inquietanti, fantasmi, creature ostili di altri mondi nella vita di ignari esseri umani, portando angoscia e morte, ma ogni volta è come se fosse la prima volta.
Joyland non fa eccezione.
Devin Jones, l’io narrante, incomincia rievocando l’estate del 1973, quando era un universitario squattrinato di ventun’anni, alle prese con diversi problemi spinosi e molto tipici di quell’età. Trovare un lavoro temporaneo sufficiente per pagarsi gli studi, approfondire la conoscenza della sua sfuggente fidanzatina, restia a passare a familiarità più complete, trovare un posto dove abitare, possibilmente vicino al lavoro, capire cosa fare “da grande”.

Da ventunenne, la vita è come una cartina stradale. Solo quando arrivi ai venticinque o giù di lì, cominci a sospettare di averla guardata capovolta, per poi esserne certo intorno ai quaranta. Arrivato ai sessanta, fidatevi, capisci di esserti perso nella giungla.

Stephen King ha un modo tutto suo per parlare al lettore, intervenendo sulla trama senza alterarla, usando una doppia voce. La prima, che in questo libro coincide con quella di Devin Jones, racconta eventi, sensazioni, scherza, si arrabbia, riferisce opinioni. La seconda, la sua, emerge di colpo e a tu per tu con il lettore, lo mette a parte di piccole grandi saggezze da applicare nel quotidiano, come se fosse un padre, un fratello maggiore, un amico anziano. Non un guru: queste parole arrivano direttamente dalle cicatrici lasciate dalle esperienze sgradevoli.
Devin risolve il primo dei problemi presentandosi al parco divertimenti di Joyland, per lavorare come tuttofare, insieme ad altri ragazzi e ragazze della sua età. Quasi contemporaneamente risolve il terzo, affittando una stanza presso la pensione della signora Emmelina Shoplaw, vedova di un capocantiere del parco di divertimenti, conoscitrice particolarmente approfondita della storia di Joyland. Una storia che quattro anni prima si era arricchita di un fantasma: una ragazza, Linda Gray, venne uccisa dal fidanzato alla fine di una gita proprio a Joyland. Il suo cadavere venne ritrovato vicino all’attrazione horror del Castello del Brivido, e da quel momento si mormora che il fantasma “reale” della vittima si aggiri proprio in quella zona del parco, ma non sono molti quelli che l’hanno avvistato, e quando questo capita, nessuno ne parla volentieri. Il resoconto di questo triste fatto di cronaca passa quasi come un aneddoto, da aggiungere al folklore del parco, e di cui dimenticarsi in fretta.  Devin si ritrova immerso in una nuova vita frenetica, che lo aiuta a sopportare un po’ meglio l’improvviso abbandono della fidanzata, senza spiegazioni, ed effettuato in modo subdolo. Niente autocommiserazione troppo a lungo, per Devin Jones: sul lavoro deve rendere al massimo, correndo dove c’è bisogno di lui, e nella pensione della signora Shoplaw, dove si è trasferito per essere vicino al parco, la padrona di casa e le altre ospiti si prendono cura di lui a modo loro, con discrezione.
Fino a questo punto, il tono della narrazione e gli eventi descritti lasciano intendere una situazione squallida, dove la mancanza cronica di denaro, la difficoltà di trovare il proprio posto nel mondo, dipingono una vita che è pura lotta per la sopravvivenza. Lo stesso Devin fa la figura del giovane sempliciotto idealista, troppo timido per sbattere i pugni sul tavolo e prendersi quello che vuole, e per non farsi prendere in giro da una furba ragazzetta da due soldi. Nella comune parlata americana, un loser, insomma. Il lettore si ritrova a compatirlo, per poi meravigliarsi subito di come sia un vincente, suo malgrado. Quasi impercettibilmente, il tono della narrazione cambia; mentre la realtà diventa più solare e più positiva, la dimensione ultraterrena, introdotta dal fantasma, comincia a farsi sotto. Devin, colto da un’intuizione improvvisa che gli permette di ribaltare una situazione potenzialmente disastrosa, riesce a diventare una delle attrazioni più importanti del parco, nei panni pelosi e caldissimi di Howie, il cane lupo simbolo del parco.

Mi fermai all’incrocio tra Via Toffoletta e Corso Caramella, esattamente sotto due altoparlanti al massimo del volume. Alto quasi due metri, dalle zampe posteriori alle orecchie a punta, dovevo fare una certa impressione. Salutai con un inchino i marmocchi, che mi fissavano con la bocca spalancata e gli occhioni sgranati, e cominciai a ballare l’hokey pokey.  La tristezza e lo sgomento provocati dalla fuga dei genitori vennero presto dimenticati. I miei piccoli spettatori scoppiarono a ridere, alcuni con le lacrime che ancora luccicavano sul volto. Mentre ero impegnato nella mia goffa danza, non trovarono il coraggio di farsi sotto, ma mi accerchiarono in massa.

Devin guadagna, lavora bene, è apprezzato, fa amicizia con una coppia di ragazzi, Erin e Tom, con cui allaccia un rapporto duraturo, si fa benvolere. Ma Linda Gray è ancora lì. Crescono le voci su di lei, le persone che frequentano il parco di divertimenti sperano di vederla, per poi raccontarlo agli amici. Ma lei non si fa vedere facilmente, e quando lo fa, il terrore che incute è profondo e totale: non è un’attrazione ben congegnata. Lo stesso Devin vorrebbe vederla, ma lei sceglie il suo amico Tom per manifestarsi, segnandolo per sempre. Perché si manifesta? Cosa vuole? Sono interrogativi cui Devin non sa rispondere, ma dopo poco tempo conosce qualcuno in grado di dargli delucidazioni: Mike Ross, un bambino di circa dieci anni, affetto da una terribile forma di distrofia di Duchenne, che lo costringe per la maggior parte del tempo su una carrozzella e pochissimi anni ancora di vita. E’ un personaggio particolarmente importante, che Stephen King introduce a suo modo, come se fosse un semplice comprimario. E’ tipico del suo modo di scrivere: ciò che è straordinario, nei suoi romanzi, entra dalla porta posteriore, dimesso, quasi distrattamente. Mike Ross è un bambino molto speciale, e non solo per la sua malattia mortale; è un sensitivo e ha una splendida madre trentenne, figlia ribelle di un predicatore molto ricco e famoso, ex-campionessa di tiro a segno. Per quanto debole e costretto a chiedere l’aiuto altrui per muoversi, sarà proprio Mike a salvare Devin dal brutale faccia a faccia con l’assassino di Linda Gray, da lui scoperto quasi per caso. 
Probabilmente la trama non è tra le più originali, nemmeno cercando nella produzione oceanica di Stephen King. Essendo uno scrittore di horror, la dimensione che ci fa visitare è popolata soprattutto da fantasmi, vampiri, demoni, cose cattive. Per parafrasare il titolo di una sua raccolta di racconti, a volte ritornano. E anche i personaggi,  riecheggiano diversi “fratelli maggiori” già emersi, come il piccolo sensitivo Danny Torrance di Shining, il giovane paraplegico Marty Coslaw di Unico indizio la luna piena, o i bambini di It. L’autore spesso si diverte a citare le vicende l’uno dell’altro in alcuni suoi libri (quelli ambientati a Castle Rock e dintorni, per esempio). Quello che rimane sempre fresco e nuovo, è il modo in cui sviluppa l’interazione tra la dimensione umana e quella ultraterrena, in cui quest’ultima è trattata da diceria mormorata sottovoce per non essere considerati creduloni, e che poi esplode travolgendo gli ignari. In questo romanzo, l’interazione si sviluppa piuttosto velocemente: l’autore non vuole affastellare troppi avvenimenti, non vuole fornire troppi perché, e ha corretto leggermente il tiro nei suoi personaggi. Il fantasma non è il male invasore, da una qualche dimensione oscura: è un segnale del male originato da un disprezzo completamente umano per la vita altrui.

Voto: 

domenica 7 aprile 2013

Recensione: Il bacio di Jude - Davide Roma


Titolo: Il bacio di Jude
Autore: Davide Roma
Prezzo: 17,90€
Dati: 2013,289p.,rilegato
Editore: Sperling & Kupfer


Se non credi nell'esistenza del male, non hai mai conosciuto me.

Trama:
La vita in un paese piccolo come Twindale, Massachussetts, può essere noiosa. Molto noiosa. Ma Jude Westwick, diciassette anni e un animo ribelle, ha trovato un modo tutto suo per evitare la monotonia della provincia: infrangere ogni regola. Ecco perché si diverte a fumare nel cortile della scuola proprio sotto il cartello "vietato fumare" e a fare a pugni nei corridoi solo per attirare l'attenzione di Emily, la biondina per cui si è preso una cotta colossale. Ed ecco perché il preside ha deciso di punirlo. Costringendo lui, e il suo migliore amico Big Head, a passare il sabato pomeriggio in biblioteca. Jude è furioso. Eppure, quel pomeriggio, la sua vita cambierà per sempre. Infatti, sfogliando i vecchi giornali dell'archivio, s'imbatte nella notizia di un efferato fatto di sangue, consumato quarant'anni prima, proprio nel sotterraneo della casa in cui abita con i genitori. Incuriosito, decide di cercare il passaggio per il sotterraneo e scopre così un segreto terrificante: una stanza chiusa a chiave da sempre, piena di misteriosi volumi vergati a mano. Volumi che parlano di lui. In quella stanza è sepolto l'intero destino di Jude. Un destino spaventoso, oscuro, crudele. Ma il destino è davvero ineluttabile? O c'è un modo per cambiare ciò che è già scritto? Grazie all'amore di Emily, e all'aiuto di Amber, una tormentata ragazza dai capelli rossi come il fuoco, Jude dovrà imparare a conoscere la sua vera natura e a dominarla. Compiendo così la scelta più difficile di tutte...

Autore:
Davide Roma, nato nel 1981, vive tra Roma e Milano. Studia Scienze della Comunicazione, ha frequentato i corsi di scrittura creativa di Raul Montanari e nel 2007 è stato scelto dalla Scuola Holden per partecipare a Esor-dire all'interno della manifestazione Scrittorincittà. È mancino, come tutti i suoi idoli: Steve Jobs, Gordon Ramsey e Franz Kafka. Il bacio di Jude è il suo primo, strepitoso romanzo.

Recensione:
A cura di Marco Locatelli
Per quanto sia paradossale, recensire questo libro mi è difficile, perché mi è piaciuto. Normalmente la recensione di un libro apprezzato viene scritta con piacere e, lasciando perdere libri difficili, con naturalezza.
E soprattutto, si presuppone che i libri piaciuti vengano per forza ricompensati con recensioni e pareri positivi. In questo caso — nel mio caso — Il bacio di Jude ne è l’eccezione.
Non so come io sia riuscito, per settimane, a non vedere i difetti di questo libro. Nonostante me l’aspettassi dal titolo, dalla copertina teen e YA, dal protagonista ribbbelle e dal triangolo amoroso visibile a miglia di distanza, io ho genuinamente apprezzato questo libro. Sarà che ero reduce di un’esperienza di lettura terribile, sarà che avevo voglia di tornare ai miei quattordici anni senza preoccuparmi di inutili tecnicismi, sarà che il prologo mi aveva davvero attirato con premesse a religione e divinità: alla fine, comunque, tutto si è rivelato per ciò che veramente è.
Il bacio di Jude, a detta dell’autore, nasce da un rifiuto, ovvero quello di trovarsi a scrivere qualcosa di banale. Così Davide Roma cerca di evadere dai tòpoi dello Young Adult con l’evidente voglia di mescolare le carte in tavola e offrire al pubblico un prodotto fresco e originale. Per quanto alcuni elementi siano effettivamente nuovi nel panorama YA, come ad esempio il complottismo, su cui torneremo più avanti, il libro fallisce nel suo scopo e si rivela fin troppo semplice e con evidenti stereotipi.
La storia viene raccontata dal punto di vista del cattivo; espediente narrativo interessante, che potrebbe aprire le porte a un sacco di possibilità di sviluppo dei personaggi — se non fosse che la cattivera di Jude equivale a fumare sotto ai cartelli che vietano il fumo e rispondere male agli altri. Nonostante il retro di copertina faccia presupporre che Jude possa essere una persona malvagia e crudele, fino ad un particolare momento all’interno del libro non ci viene data la possibilità di vedere il protagonista come qualcosa di diverso da un tipico ragazzino strafottente e, appunto, semplice ribbbelle senza sfumature.


[…] Si era guardato intorno cercando il volto di Jude, ma l’amico era sgattaiolato fuori attraverso l’uscita di emergenza per fumarsi una canna, come faceva sempre durante l’ora di ginastica, proprio sotto il cartello:
VIETATO FUMARE

Credo sia chiaro dall’inizio che l’autore non voglia farci apprezzare o disprezzare Jude a priori, poiché tenta di inserire una caratterizzazione psicologica apparentemente complessa, cercando di farci empatizzare con il protagonista e al contrario rendendolo insopportabile in certi momenti. Tuttavia questa caratterizzazione non funziona proprio perché mal bilanciata, poiché non basta dare ad un personaggio una duplicità nella propria psicologia per renderlo ambiguo, ma c’è bisogno di azioni e pensieri di spessore che non si limitino a marachelle da liceale o sguardi languidi in presenza di ragazzine.
Jude appare piatto perché costruito, e costruito perché piatto. Se il romanzo nasce dal rifiuto di scrivere qualcosa di banale, il nostro protagonista è un primo passo pessimo.
Anche il resto del cast, però, non brilla. Gli abitanti di Twindale, città americana in cui è ambientato il libro, vengono rappresentati da alcune figure che funzionano da pedine atte ad accompagnare Jude da un punto A al punto B. Il viaggio di Jude può essere definito curioso, e il punto B, certamente, è interessante, ma tali pedine rimangono poco sviluppate.
Abbiamo Big Head, il nerd della situazione: minuto e con gli occhiali. Poi ci sono i due interessi amorosi, Emily e Amber: la prima una normalissima liceale, la seconda una rossa appassionata di magia ed esoterismo. Come contorno ecco Eric, il classico bullo della scuola, e i gemelli Miller, i suoi scagnozzi.
Nessuno di questi personaggi potrebbe venir definito originale, né nella propria essenza, né negli sviluppi. Jude è l’unico a compiere un vero viaggio emotivo, per quanto non brillante, mentre gli altri personaggi rimangono tali e quali dall’inizio del libro alla fine e privi di qualsiasi inventiva, fatta eccezione per un paio di adulti perlomeno interessanti.
Il libro in sé, inoltre, è scritto male. Partiamo da descrizioni che sembrano scritte da un quindicenne in crisi ormonale (“[…] una bionda alla Scarlett Johansson.”) e arriviamo a dialoghi campati per aria senza interruzioni alcune, per giunta poco realistici.  Per non parlare di tutta la punteggiatura utilizzata nel modo sbagliato.
Per quanto il romanzo sia scorrevole e leggero, alla fine al lettore rimane ben poco proprio perché la storia non è caricata di uno stile riconoscibile o di aspettative alcune.
Solo la trama è, a parer mio, ciò rende Il bacio di Jude interessante, e seppur alcune situazioni non siano state sviluppate al meglio, l’idea di base rimane davvero carina: Jude è la reincarnazione di un antico demone, Shaitan, e dovrà decidere se utilizzare i suoi poter per salvare il mondo o distruggerlo.  Chiariamoci: io sono un mythology geek e adoro qualsiasi cosa comprenda demoni, esoterismo e magia, ma in questo caso,  nonostante le strizzate d’occhio ai geek come me, alcune decisioni narrative portano il libro a diventare un prodotto incompleto e mancante di una certa serietà.
Esempio: Jude scopre di essere stato tenuto all'oscuro della sua natura non del tutto umana. Là dove una persona normale si preoccuperebbe e, di fronte a prove ambigue, cercherebbe una risposta immediata mostrando un vero e proprio riscontro emotivo, Jude inizia a fare le ipotesi più stupide che potrebbero venire in mente a un qualsiasi essere umano della sua età: pensa, all'inizio, di avere arti robotici, poi di essere un alieno, poi un ibrido, escludendo possibilità senza alcuna base sensata.


Inserì il dvd nel videoregistratore. Schiacciò PLAY sul telecomando. La stanza era sintonizzata su un silenzio ghiacciato. Regolò l’audio, fruscii in sottofondo. Vide se stesso a nove anni dormire sospeso un metro sopra il letto. Schiacciò pausa, riavvolse alcuni fotogrammi e riguardò, sbigottito, il filmato.
I cyborg non levitano, pensò Jude. Allora non sono un cyborg.

Certo, Jude, certo. I cyborg non levitano, e i vampiri non sbriluccicano. 
Insomma, il nostro protagonista non reagisce agli eventi con la giusta enfasi, e il suo percorso di sviluppo pare totalmente artificioso.
Tutto sommato, Il bacio di Jude tenta di proporre una versione degli adolescenti in e cool, ma fallisce nel centrare il punto: una spruzzatina di teen angst qui, un po' di sesso là (sesso, tra l'altro, inserito senza un reale motivo) e boom, ecco un romanzo Young Adult! Purtroppo non funziona così, sennò la maggior parte dei romanzi YA usciti fino ad ora sarebbero dei capolavori.
La cosa che mi lascia più perplesso, in tutto questo, è proprio il contributo nello YA da autori che di YA hanno ben poco. Possono avere l'entusiasmo e lo spirito di ribellione, ma a conti fatti i personaggi che vengono scritti risultano sempre meccanici, riempiti di quei tòpoi che sembrano venire affibbiati a tutti i teenager nelle serie TV americane.
Aprendo la parentesi delle serie TV americane, voglio fare un piccolo appunto.
"Ho utilizzato la tecnica del crossover, ovvero accostare generi diversi, non necessariamente letterari." dice l'autore in un intervista. "Ad esempio, ho mescolato elementi di un telefilm per adolescenti come può essere Dawson's Creek con le atmosfere dark del romanzo gotico Dracula. La magia del passato con le tecniche narrative moderne."
Ora, Davide, non me ne volere, ma... Joss Whedon ha fatto la stessa identica cosa con Buffy the Vampire Slayer. Nel 1997 (con un'idea risalente al film del 1992). E ha creato un universo totalmente plausibile e realistico, seppur pieno di comedy e sarcasmo, senza mai dimenticarsi del cuore dei protagonisti, ossia gli adolescenti, riempiendoli di paure, passioni, rabbia e credibilità.
E forse sono io a vedere Buffy in qualsiasi cosa, proprio perché ultimamente mi sto guardando tutte le stagioni, ma ci sono alcuni dettagli ne Il bacio di Jude che mi fanno storcere il naso in quanto sembrano presi pari pari dalla suddetta serie televisiva — Sunnydale e Twindale, il Fritz Lang e il Bronze, la biblioteca utilizzata come luogo di ritrovo, e così via. E poi, dai, in entrambe le opere c'è una rossa di capelli appassionata di magia e incantesimi! Ci sono, comunque dei punti positivi in questo libro, come l'integrazione delle suddette tematiche esoteriche e complottistiche, o gli antichi astronauti, ma per quanto tematiche del genere mi facciano fremere e mi invoglino ad acquistare i seguiti — cosa che farò — il libro rimane piatto.
Paradossalmente, però, a me il libro è anche piaciuto. Avevo bisogno di una lettura leggera, che mi facesse passare qualche ora di relax dopo una lettura davvero frustrante.
Il bacio di Jude c'è riuscito. Mi ha intrattenuto, mi ha incuriosito e mi ha rilassato. Con il senno di poi, purtroppo, il libro si è rivelato tutto tranne che memorabile, e non totalmente consigliabile. E me ne dispiaccio.
Letto senza alcuna pretesa, magari in spiaggia, può essere carino. A quattordici anni, senza una totale cultura letteraria, io probabilmente l'avrei adorato — ed è per questo che sono riuscito ad apprezzarlo così tanto durante la prima lettura. Settimane dopo, però, qualsiasi tentativo di farmelo piacere risulta in un sospiro poco convinto, così come il libro stesso. Riesce a intrigarmi abbastanza da continuare a seguire la serie, ma non tanto da farmela consigliare in pubblico.
Davide Roma ha creato un primo capitolo in cui le basi vengono spiegate con chiarezza, ora però abbiamo bisogno della sostanza e mi auguro di vederne nel secondo capitolo della trilogia.

Voto:

martedì 15 gennaio 2013

Destinazione Italia #3


Avevo intrapreso questa rubrica quattro mesi fa, quando l'estate era al culmine e si era tutti curiosi di scoprire cosa ci avrebbero riservato i mesi successivi, in termini letterari ovviamente. Oggi la riesumo dal posticino impolverato nel quale era finita per poter dare un'occhiata ai libri che arriveranno nei nostri scaffali questa primavera. Come sempre non è detto che tutte le informazioni riguardati l'edizione italiana dei seguenti libri siano corrette - alcune potrebbero anche mancare del tutto - e le copertine inserite appartengono all'edizione originale quindi la casa editrice nostrana potrebbe decidere di modificarle leggermente o cambiarle del tutto. 

Partiamo da un avvistamento previsto per Marzo e che sicuramente renderà felici molti di voi che lo attendevano da tempo. The Selection di Kiera Cass uno degli young adult distopici più corteggiati dai lettori italiani del web, dalla copertina ammaliante, a trama sicuramente accattivante e forte di un successo talmente vasto da indurre il canale americane The CW ad acquistarne i diritti per una serie TV di cui il pilot sembra già in preparazione. Ma siamo sicuri della sua effettiva qualità? Su Goodreads può vantare più di quattro stelle ma anche tante recensioni negative e ben motivate, senza contare quella sorta di scandalo che si porta dietro da un po' di tempo. Come si può vedere da questo screen infatti, l'autrice del romanzo e la sua editor hanno insultato pubblicamente, durante una discussione tramite Twitter, un utente di Goodreads, Wendy, che aveva parlato in toni educati ma molto negativi del romanzo e, sempre nella stessa discussione, hanno concordato di mettere personalmente "like" ad altre recensioni positive, chiedendo ai loro amici di fare lo stesso, così che la recensione di Wendy non fosse più in vetta alla classifica. Nel mondo del web nulla rimane nascosto e l'azione delle due ha portato, ad un putiferio generale (qui lo screen), dovuto anche alla creazione di veri e propri profili falsi con cui poter mettere mi piace ad altre recensioni.
La domanda dunque è: quanto può essere valida un'autrice che si serve di simili stratagemmi per pubblicizzare il suo libro? 

Titolo: The Selection
Autrice: Kiera Cass
Prezzo: 17.90€
Dati: 2013,288p.,rilegato
Editore: Sperling&Kupfer
Disponibile da: Marzo 2013

Trama: In un futuro lontano, in un Paese devastato dalla guerra e dalla fame, l'erede al trono seleziona la propria moglie grazie a un reality show. Spettacolare. Per molte ragazze la Selezione è l'occasione di una vita. L'opportunità di sfuggire a un destino di miseria e sognare un futuro migliore. Un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America è un incubo. A sedici anni, l'ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa in un Palazzo che non conosce. Perdendo così l'unica persona che abbia mai amato, il coraggioso e irrequieto Aspen. Poi però America conosce il Principe Maxon e le cose si complicano. Perché Maxon è affascinante, dolce e premuroso. E può regalarle un'esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare...

Passiamo ad un altro libro in dirittura d'arrivo per Febbraio, un romanzo che avevo adocchiato da tempo su Goodreads, dove si è beccato quattro stelle, e di cui avevamo già parlato in una puntata di Oltreoceano, augurandoci che venisse tradotto al più presto.
Le nostre speranze erano però ben riposte, dato che l'autore de L'uomo che voleva fermare il tempo, questo il titolo italiano del romanzo The Time Keeper, è nientepopodimeno che Mitch Albom, autore statunitense da 30 milioni di copie e di cui romanzi, tutti best-seller, sono stati tradotti in ben 41 paesi. Anche qui in Italia possiamo disporre di tutte le sue opere (I miei martedì col professore, Le cinque persone che incontri in cielo, Un giorno ancora e La vita in un giorno) tradotte dalla casa editrice Rizzoli, che, a quanto pare, sì è celermente data da fare per portare l'ultima opera dell'autore sugli scaffali dei lettori non anglofoni. L'uomo che voleva fermare il tempo sembra essere in grado di trattare con geniale umorismo argomenti di stampo filosofico e io non vedo l'ora di poter constatare con mano. 


Titolo: L'uomo che voleva fermar eil tempo
Autore: Mitch Albom
Prezzo: 17.00€
Dati: 2013,280p.,rilegato
Editore: Rizzoli (collana best)
Disponibile da: Febbraio 2013

Trama: Agli albori dell'umanità, il giovane Dor non sa cosa sia il tempo, ma inventa i primi strumenti per misurarlo. Per questo viene rinchiuso per migliaia di anni in una caverna, diventando la personificazione stessa del Padre Tempo. Liberato ai giorni nostri, potrà sottrarsi alla maledizione dell'eternità e ricongiungersi alla moglie perduta solo se riuscirà a insegnare a due mortali il vero senso della vita. I prescelti sono un'adolescente brillante e infelice che ha scelto di morire, e un vecchio miliardario che vorrebbe vivere per sempre. Nel suo nuovo romanzo, Mitch Albom ricorda a tutti noi come ogni vita risponda a un disegno.  

E infine, per concludere col botto questa felice carrellata, sempre a Marzo arriva il romanzo storico di un autore che ha già fatto sentire la sua brillante voce nel vasto panorama letteraria con il suo Il bambino col pigiama a righe. Parlo dunque di  John Boyne che all'estero può vantare una vasta e apprezzata bibliografia, di cui qui in Italia, oltre al suddetto celebre romanzo, è arrivato ben poco: solo due romanzi per ragazzi, Che cosa è successo a Barnaby Brocket e Il bambino col cuore di legno. Fortunatamente la Rizzoli ha finalmente deciso di pubblicare una delle sue  numerose storie a sfondo storico, in particolare la scelta è ricaduta su un suo romanzo del 2010, The House of Special Purpose commercialmente tradotto con L'ultimo segreto di Anastasia (titolo che odio perchè ricorda tanto quei romanzetti scadenti della Newton Compton!) . La narrazione inizia infatti nella Russia del 1915 e ci porta a scoprire il mondo della famiglia Romanov prima della rivoluzione che ne fece decadere il potere, tra complotti, passioni, segreti e l'accattivante figura di Anastasia, la giovane e ammantata di mistero ultima dei Romanov su cui tutti quanti abbiamo fantasticato, probabilmente anche grazie ad un certo lungometraggio animato... 
Lo voglio, lo voglio, lo voglio!

Titolo: L'ultimo segreto di Anastasia
Autore: John Boyne
Prezzo: 9.90€
Dati: 2013,450p.,rilegato
Editore: Rizzoli (collana Max)
Disponibile da: Marzo 2013

Trama: Russia, 1915: Georgij ha sedici anni, vive in uno sperduto villaggio di contadini e salva la vita di un membro della famiglia imperiale. Salutato come un eroe, viene reclutato come guardia del corpo del principe Aleksej, unico figlio di Nicola II. Scopre così i segreti dello zar e della moglie Alessandra, assiste alle macchinazioni del monaco Rasputin, si avvicina alla principessa Anastasia, è testimone - e protagonista - degli eventi che determinano il destino della famiglia imperiale dopo la vittoria della rivoluzione. Sessant'anni più tardi, mentre in un ospedale di Londra veglia la moglie Zoya, Georgij ripercorre i ricordi di una vita tormentata e di una storia d'amore velata dall'ombra nera del fato dei Romanov... 


sabato 22 settembre 2012

Anteprima: L'imprevedibile viaggio di Harold Fry - Rachel Joyce

Ok, ammetto di avere un leggero problemino con le anteprime ultimamente.
Sembra che le case editrici abbiano proprio deciso di mandarmi in rovina concentrando tante meravigliose e attese uscite letterarie in questi giorni d'inizio autunno. E io adoro l'autunno. La trovo una stagione dolce e allo stesso tempo malinconica, poetica e struggente, adatta per la lettura con accanto una tazza di tè. 
E quale lettura migliore di quella che sto per presentarvi quest'oggi e che sembra possedere tutti gli aggettivi sopraelencati?
L'imprevedibile viaggio di Harold Fry di Rachel Joyce è, insieme al quasi arrivato Colpa delle stelle di John Green e l'ancora avvolto nel mistero The Demon King di Cinda William Adams, il romanzo estero di cui più attendevo la pubblicazione italiana quest'anno.   Il mio cuore è stato subito conquistato dalla dolce e delicata trama di questo libro, ho sin sa subito voluto scoprire di più circa l'anziano protagonista, Harold, e il suo imprevedibile quanto toccante viaggio dal sud dell'Inghilterra sino alla verdeggiante Scozia, senza altro mezzo all'infuori dei suoi piedi. Ma quale ragione guida i suoi passi? Il coraggio? La voglia di avventura? Nulla di tutto ciò. Harold vuole dire addio a Queenie, una vecchia amica in punto di morte con cui ha un debito di riconoscenza, e il suo cammino lo porterà a scoprire un'Inghilterra fatta di piccoli paesini di campagna, stringere amicizie e vivere esperienze che mai si sarebbe aspettato. E soprattutto Harold è convinto che, finché continuerà a camminare, Queenie continuerà a vivere. 
Come resistere ad una storia, già all'apparenza, così soffice e potente? Semplicemente non si può, ecco perché ho mandato a quel paese tutti i miei buoni propositi e prenotato questo libro su Amazon. L'imprevedibile viaggio di Harold Fry è stato stato un vero e proprio caso editoriale in Gran Bretagna, dove ha incantato la critica, scalato le classifiche dei best seller, raggiunto il primo posto su Amazon.uk e iBooksStore e  aggiudicato una nomina all'ambito e prestigioso Man Booker Prize. Valutato con più di quattro stelle su Goodreads, l'opera sta facendo il giro del mondo e il 25 Settembre arriverà anche da noi grazie a Sperling&Kupfer.

Titolo: L'imprevedibile viaggio di Harold Fry
Autrice: Rachel Joyce
Prezzo: 17.00€
Dati: 2012,310p.,rilegato
Editore: Sperling&Kupfer (collana Pandora)
Disponibile dal: 27 Settembre 2012


Non è mai troppo tardi per stare vicino a un'amica.
Non è mai troppo tardi per dire "Grazie". 

Trama:
Quando viene a sapere che una sua vecchia amica sta morendo in un paesino ai confini con la Scozia, Harold Fry, tranquillo pensionato inglese, esce di casa per spedirle una lettera. E invece, arrivato alla prima buca, spinto da un impulso improvviso, comincia a camminare. Forse perché ha con la sua amica un antico debito di riconoscenza, forse perché ultimamente la vita non è stata gentile con lui e con sua moglie Maureen, Harold cammina e cammina, incurante della stanchezza e delle scarpe troppo leggere. Ha deciso: finché lui camminerà, la sua amica continuerà a vivere. Inizia così per Harold un imprevedibile viaggio dal sud al nord dell'Inghilterra, ma anche dentro se stesso: mille chilometri di cammino e di incontri con tante persone, che Harold illuminerà con la sua saggezza e la forza del suo ottimismo. Harold Fry è - a suo modo - un eroe inconsapevole, proprio come Forrest Gump: un uomo speciale capace di insegnarci a credere che tutto è possibile, se lo vogliamo davvero.

L'autrice:
Rachel Joyce è nata nel Gloucestershire, dove vive tuttora con il marito, le figlie e tantissimi animali. Ha lavorato diversi anni per i canali radiofonici della BBC, scrivendo sia sceneggiati originali sia adattamenti di grandi classici della letteratura. Questo è il suo primo, celebratissimo romanzo.


sabato 8 settembre 2012

Anteprima: Starters - Lissa Price

Sopravvivere non è mai stato un gioco da ragazzi

Non avevo intenzione di presentarvi Starters il romanzo di Lissa Price in arrivo il 15 Settembre per la Sperling&Kupfer, ma questa frase riportata in copertina mi ha fatto cambiare idea. A dire la verità, ero stato anche un po' superficiale e, guardando semplicemente la copertina, mi ero detto "Oh, il solito Young Adult". Prestandoci un po' più d'attenzione ho però scoperto una trama molto interessante, che sembra sfiorare temi fino ad ora poco trattati nei romanzi del genere, la promessa di una protagonista interessante, combattiva e disposta a tutto pur di salvare ciò che resta della sua famiglia, e uno società post-apocalittica malata e viziosa. Insomma, se ancora non lo avete capito, vi ho visto tutto ciò che mi aveva, a suo tempo, spinto ad acquistare e fatto amare Hunger Games. Ho deciso di condividere quindi quest'affascinante scoperta con voi, miei amici lettori, anche se per adesso sto cercando di calmare la mia mania da compratore di libri-ossessivo-compulsivo e non so bene quando potrò permettermi questo allettante acquisto e senza contare che, sempre parlando di distopici, ho ancora il chiacchieratissimo Schegge di me in wishlist. Starters è il primo romanzo di una serie distopica - forse una dualogia? - che ha conquistato le quattro stelle su Goodreads, ricevendo commenti positivi sia dai lettori che dalla critica, che lo descrive, in linea di massima, come un romanzo avvincente, adrenalinico e che, con una buona avventura e un pizzico di romance, spinge il lettore a pensare, cosa che non tutti gli YA riescono a fare o, se gli riesce, lo fanno in maniera troppo semplicistica. Il nome ufficiale della saga è Starters and Enders e il primo volume è in corso di pubblicazione in ben 24 paesi, mentre è previsto per il 2013.
Spero vivamente di poterci mettere le mani addosso prima o poi (magari più prima che poi),e, se l'accattivante copertina e la frase in bella vista ricalcano il rimando ad Hunger Games, la trama sa molto di Dollhouse, non credete? 

Titolo: Starters
Autrice: Lissa Price
Prezzo: 14.00€
Dati: 2012,320p.,rilegato
Editore: Sperling&Kupfer
Disponibile dal: 25 Settembre

Trama:
In un futuro non molto lontano, in un mondo devastato dalla guerra e dalla fame, una terribile pandemia ha decimato la popolazione adulta tra i 20 e i 60 anni, lasciando in vita solo i giovani e i vecchi. Ora, in una società senza speranza, i giovani combattono per un futuro che non esiste più e i vecchi sognano un passato che non tornerà mai. Per questo molti anziani affittano illegalmente il corpo di ragazzi disperati, pur di rivivere emozioni perse per sempre. Callie ha sedici anni e ha visto morire i suoi genitori. Senza una casa, senza un soldo e con un fratellino malato a cui badare, non ha altra scelta che mettere il proprio corpo in affitto. Si trova così intrappolata in un gioco più pericoloso di quanto avesse mai immaginato…

Serie Starters and Enders:
  1. Starters - disponibile in Italia dal 25 Settembre
  2. Enders - in corso di pubblicazione, previsto in America per il 2013

L'autrice:
Lissa Price è una sceneggiatrice pluripremiata. Ha studiato scrittura creativa e ha viaggiato in tutto il mondo. Ha vissuto in Giappone e in India e ora risiede nel sud della California con il marito. Starters è il suo romanzo d’esordio. 

Cosa ne pensate? Lo comprerete? 

venerdì 20 aprile 2012

Anteprima: La probabilità statistica dell'amore a prima vista - Jennifer E. Smith

Salve amici librofili!
La primavera si sta facendo attendere, ma, fortunatamente, oggi è riapparso il sole e io mi sento più felice che mai. Adoro la primavera. Mi piace anche l'inverno, ma dopo solo due mesi il freddo, le giornate brevi e l'oscurità iniziano a diventare stancanti e deprimenti in netto contro con una personalità come la mia, che ha bisogno e si nutre di sole. La primavera mi da vita, mi mette gioia, mi rende e raggiante e solare. Il mondo sembra passare da un triste e noioso grigio a un'esplosione di colori freschi e vivaci. 
Probabilmente avreste preferito evitare questo breve delirio, ma mi serviva per introdurre il romanzo di cui vi voglio parlare quest'oggi. 
Mentre girovagavo tra le mie nuove mail, ho infatti trovato un comunicato stampa della casa editrice Sperling&Kupfer circa una loro nuova e adorabile pubblicazione.
La probabilità statistica dell'amore a prima vista di Jennifer E. Smith è uno Young Adult romantico particolarmente conteso alla Fiera di Francoforte del 2010 e che vedrà la luce in ben 24 paesi. Non sono un grande lettore di veri e propri romance, non perchè disprezzi particolarmente il genere, ma la mia wishlist è abbastanza a digiuno di storie d'amore che non siano mescolate a qualche altro genere. Eppure c'è qualcosa in questo libro che mi ha colpito e credo che questo qualcosa siano la freschezza e vivacità che fuoriescono dalla trama e - lo ammetto - anche i colori abbaglianti della copertina, che mi hanno dato l'idea di un romanzo adatto per questa particolare stagione con una storia all'apparenza leggera, semplice, frizzante e deliziosa sull'amore, le coincidenze e il destino. A farmelo desiderare sono stati infine i luoghi dove è ambientata la bizzarra vicenda dei due protagonisti: Londra in primis, ma, sopratutto, la mia adorata e magica New York.
So che non sarà sicuramente il nuovo Orgoglio e pregiudizio, ma gli darei volentieri una possibilità perchè, in fondo, si ha anche bisogno di storie come questa ogni tanto.


Titolo: La probabilità statistica dell'amore a prima vista
Autrice: Jennifer E. Smith
Prezzo: 16.90€
Dati: 2012,256p.,rilegato
Editore: Sperling&Kupfer
Disponibile da: 8 Maggio 2012

Una storia d'amore semplicemente perfetta.


Trama:
Hadley, 17 anni, perde l’aereo che la deve portare da New York a Londra. E lo perde per soli quattro minuti. Al di là dell’Atlantico, suo padre sta per sposarsi con la donna per la quale ha lasciato la sua famiglia… e Hadley è rimasta a terra all’aeroporto JFK. Eppure, quattro minuti possono cambiare tutto: se non avesse perso quell’aereo, se non ci fossero stati tutti quei fastidiosi imprevisti e quelle minuscole coincidenze, le cose sarebbero andate diversamente.
Nell'attesa del volo successivo, Hadley è in preda all’agitazione alla prospettiva di imbarcarsi (la claustrofobia la perseguita…) e soprattutto all’idea di dover assistere al matrimonio del padre, che non vede da più di un anno, con quella Charlotte, che non ha mai conosciuto. È così depressa e arrabbiata che le viene da piangere… Ma, mentre rimugina angosciata, si imbatte in Oliver, il ragazzo più carino che abbia mai visto, anche lui diretto a Londra. Sull'aereo si ritrovano seduti l’uno accanto all’altra, e lui, tenero, scanzonato e vagamente misterioso, la distoglie dai suoi problemi per tutta la durata del volo. Fino a quando, atterrati a Heathrow, si scambiano un appassionato bacio d’addio e si perdono tra la folla, convinti che non si sarebbero rivisti mai più. Invece, Londra riserva loro più di una sorpresa: anche se, forse, era tutto previsto dalla probabilità statistica dell’amore a prima vista…Una storia che ha creato un caso editoriale internazionale; un romanzo dal ritmo cinematografico, conteso dagli editori di tutto il mondo.

L'autrice:
Jennifer E. Smith, nata e cresciuta vicino a Chicago, ha conseguito un master in scrittura creativa presso l’Università di St. Andrews in Scozia. Attualmente lavora come senior editor a New York.

E voi? Vi immergerete in questa romantica lettura?