Dunque, dunque... post di novità e anteprime.
Dopo la pausa estiva le case editrici hanno ricominciato a pubblicare tanta roba, decisamente interessante. Così mi sono messo a cercare, scremare e segnare i titoli che, a mio parere, meritano maggior attenzione e che vi presenterò in questa (lunga) carrellata.
Chissà che qualcuno di voi non possa aiutarmi a scegliere quali di questi libri devono assolutamente entrare nella mia libreria personale.
Il più desiderato è, forse, il romanzo di Claudia Durastanti, A Chloe, per le ragioni sbagliate, un titolo irresistibile per un libro che promette grandi cose e soprattutto un'ambientazione a me particolarmente cara: New York. Sono sempre alla ricerca di altre visioni della Grande Mela, inoltre, la Durastanti, nonostante la giovane età, ha già collezionato vari riconoscimenti, tra il cui il Premio Mondello Giovani con il suo romanzo d'esordio, Un giorno verrò a lanciare sassi alla tua finestra.
Titolo: A Chloe, per le ragioni sbagliate
Autrice: Claudia Durastanti
Prezzo: 18.00€
Pagine: 240, brossura
Editore: Marsilio
Disponibile in libreria dal: 4 Settembre 2013
Trama: Il 14 settembre del 2003, nell'affollata subway newyorkese, l'incontro casuale tra Mark Lowe e Chloe Gilbert si conclude a letto. E nonostante qualche giorno dopo Chloe venga ricoverata in una clinica per tentato suicidio, i ragazzi cominciano una relazione che li vede, tre anni dopo, vivere insieme, indaffarati nel tentativo di condurre una vita emancipata dal dolore. Sullo sfondo di una Brooklyn lontana dai circuiti hip, tra cliniche mentali, famiglie italoamericane, madri scrittrici ritiratesi dalle scene, casinò, amici che vogliono mettere in commercio chewinggum organiche e bambine che ricevono pistole per il compleanno, le vicende di Mark e Chloe si alternano a quelle dei loro genitori, in un confronto tra generazioni in cui le responsabilità di traumi e dolori emergono solo in un cortocircuito sociale e culturale.
I prossimi due romanzi sono entrambi di due scrittori italiani, ed entrambi mi hanno colpito fondamentalmente per due motivi: il tema della malattia che trattano e le loro rispettive copertine.
Il primo è Nessundorma di Marina Mander, autrice con all'attivo vari romanzi tradotti in giro per il mondo. Non sono un appassionato di calcio, quindi il fatto che le vicende si svolgano durante la notte dei mondiali del 2006 mi lascia piuttosto tiepido, ma, allo stesso tempo, sono stato conquistato dal resto della quarta di copertina, in particolare da questa promettente sentenza "Un romanzo capace di raccontare vicende uniche e indimenticabili, che si accendono nella notte come finestre illuminate.".
Il primo è Nessundorma di Marina Mander, autrice con all'attivo vari romanzi tradotti in giro per il mondo. Non sono un appassionato di calcio, quindi il fatto che le vicende si svolgano durante la notte dei mondiali del 2006 mi lascia piuttosto tiepido, ma, allo stesso tempo, sono stato conquistato dal resto della quarta di copertina, in particolare da questa promettente sentenza "Un romanzo capace di raccontare vicende uniche e indimenticabili, che si accendono nella notte come finestre illuminate.".
Il secondo romanzo è invece Perdutamente di Flavio Pagano, di cui mi incuriosisce il piglio ironico e napoletano con cui, stando alle parole della trama, si parla di Alzheimer, nonché la componente da saga famigliare all'italiana. Vedremo.
Autrice: Marina Mandler
Prezzo: 17.00€
Pagine: 228, brossura
Editore: Mondadori (collana Scrittori italiani e stranieri)
Disponibile dal: 17 Settembre 2013
Trama: 9 luglio 2006: l'epica serata della finale dei mondiali Italia- Francia, una serata estiva accarezzata dalla brezza elettrizzante dell'attesa. Una partita indimenticabile, la vittoria ai rigori e l'esplosione imprevedibile della testata di Zidane a Materazzi, avvenimenti unici che deflagrano sul campo dell'Olympiastadion di Berlino e risuonano nelle vite di tutti coloro che assistono all'evento dal divano del proprio soggiorno, da una piazza gremita, dai tavolini di un bar. In queste ore magiche il comune senso della realtà è sospeso e trova spazio -l'oceano delle possibilità-: le priorità vengono stravolte, la prudenza è spazzata via dall'azzardo, e "il presente, sempre costretto a stringersi in se stesso, a farsi sparuto tra passato e futuro come un passeggero qualsiasi, può stiracchiarsi e dilatarsi a dismisura fino a occupare l'intero palcoscenico".
Mentre i calciatori - eroi del nostro tempo, gladiatori in un'arena solo appena più civilizzata - si sfidano per il titolo di campioni del mondo, altre partite decisive si giocano per le strade della città. Così è per Mario, gestore di un piccolo supermercato che somiglia a Tyrone Power e, come lui, sogna di pescare perle nei mari del Sud; per Manuela, infermiera innamorata del primario, che tutto vorrebbe salvo tornare nel paesino del Messico da cui è partita anni prima; e soprattutto per Andrea e i suoi genitori, stretti in un groviglio di conflitti repressi ma anche di grandi, segrete attese, per cui è in palio il bene più prezioso, la vita: i 90 minuti della partita sono forse gli ultimi 90 minuti di speranza per Andrea.
Andrea, Giulia, Luca, Manuela, Enrico, Olga, come Zinédine "Zizou" Zidane, come Marco "Matrix" Materazzi, come tutti noi, sempre pronti a sbagliare, a disperarci, a esultare: una narrazione corale che si svolge nell'arco della storica partita di calcio, alternando la telecronaca con la vita vera, così che la retorica televisiva ufficiale si trovi a smascherare, quasi suo malgrado, l'ipocrisia del quotidiano.
Un romanzo forte, intessuto di echi e scritto con una lingua cangiante, capace di evocare lunari paesaggi interiori, di sondare con ironia le dinamiche relazioniali, di sintonizzarsi sulle frequenze assordanti del grande evento collettivo, di riflettere su come le nostre vite possano cambiare di colpo per un guizzo imprevisto.
Un romanzo capace di raccontare vicende uniche e indimenticabili, che si accendono nella notte come finestre illuminate.
Titolo: Perdutamente
Autore: Flavio Pagano
Prezzo: 12.00€
Pagine: 240, rilegato
Editore: Giunti
Disponibile dal: 18 Settembre 2013
Trama: Cosa fare quando la persona che ci è più cara si ammala, lottare fino all’ultimo, sognare addirittura di sconfiggere la malattia, o accettare che il distacco è un destino ineluttabile, e che la vita continua? Perdutamente è un romanzo basato su una storia vera che si svolge in una Napoli convulsa e surreale, un inquietante modello di degenerazione metropolitana. È la storia di una famiglia – tanto allargata quanto scombinata – che si trova ad affrontare una delle emergenze più frequenti della vita di oggi: assistere l’anziana madre e nonna che si sta ammalando di Alzheimer. Tutto comincia con un viaggio che la donna ha cercato di intraprendere in segreto. Viene recuperata alla stazione, in stato confusionale, e nessuno riesce a capire dove volesse andare o da chi. È un piccolo enigma, reso più oscuro da una misteriosa lettera-testamento scomparsa, sul quale si favoleggia: vecchi amanti, luoghi sacri del passato... La malattia si aggrava, la convivenza con la donna – che dentro la sua mente è tornata bambina ai tempi del fascismo – si fa ingestibile, ma i suoi stravaganti familiari vogliono scoprire la destinazione di quel viaggio, e decidono di resistere. È l’occasione per un confronto struggente, eppure dai risvolti esilaranti, che penetra nei lati più riposti del rapporto tra genitori e figli. Ma i figli di oggi, sono davvero capaci di essere genitori o sono “figli per sempre”? Tra latitanza e inefficienza dello Stato, mentre si consuma una delirante battaglia burocratica per ottenere la pensione d’invalidità, la famiglia riscopre il proprio senso. Figli e nipoti si trasformano in “badanti estremi”, pronti a creare intorno all’anziana donna un’incredibile messinscena per realizzare il suo sogno di incontrare San Gennaro. Finché la lettera che lei aveva scritto prima di tentare invano di partire spunta fuori. Una lettera che svela tutta l’immensità dell’amore di una madre per i propri figli, e li spinge più che mai a rimanere in trincea fino all’ultimo, perdutamente accanto a lei.
Passiamo ora all'angolo Einaudi, editore che adoro per la qualità delle pubblicazioni, ma che apprezzo un po' meno per quanto riguarda i prezzi (del resto, però, la qualità si paga). La casa editrice sembra essersi data fare per portare in libreria nei prossimi mesi molti romanzi di una certa importanza, tra cui alcune opere di Julian Barnes e il nuovo libro di Haruki Murakami. Sono altri due, però, i libri su cui si è concentrata particolarmente la mia attenzione. Il primo e il più atteso (da me) è La bellezza delle cose fragili di Taiye Selasi, la prima scrittrice afropolitan che viene pubblicata anche qui in Italia. Per sapere di più su questa letteratura ancora poco conosciuta vi rimando all' articolo del blog Dusty Pages in Wonderland. Io dico solo che questo libro deve essere mio, anche a costo di andare a rubare i diciannove euro che chiede la Einaudi.
Il secondo interessante avvistamento è, invece, ancora una volta italiano, Stanno tutti bene tranne me di Luisa Brancaccio, scrittrice al suo vero e proprio esordio letterario, nonostante possa vantare un racconto scritto a quattro mani con Niccolò Ammaniti nel 1996. Si parla di famiglia, di dolore, di esistenza: tutte cose che mi piacciono, insomma.
Titolo: La bellezza delle cose fragili
Autrice: Taiye Selasi
Prezzo: 19.00€
Pagine: 344, rilegato
Editore: Einaudi
Disponibile dal: 24 Settembre 2013
Trama: Kweku Sai è morto all'alba, davanti al mare della sua casa in Ghana. Quella casa l'aveva disegnata lui stesso su un tovagliolino di carta, tanti anni prima: un rapido schizzo, poco più che un appunto, come quando si annota un sogno prima che svanisca. Il suo sogno era avere accanto a sé, ognuno in una stanza, i quattro figli e la moglie Fola. Una casa che fosse contenuta in una casa piú grande - il Ghana, da cui era fuggito giovanissimo - e che, a sua volta, contenesse una casa più piccola, la sua famiglia. Ma quella mattina Kweku è lontano dai suoi figli e da Fola. Tra loro, adesso, ci sono «chilometri, oceani, fusi orari (e altri tipi di distanze piú difficili da coprire, come il cuore spezzato, la rabbia, il dolore calcificato e domande che per troppo tempo nessuno ha fatto)». Perché il chirurgo più geniale di Boston, il ragazzo prodigio che da un villaggio africano era riuscito a scalare le più importanti università statunitensi, il padre premuroso e venerato, il marito fedele e innamorato, oggi muore lontano dalla sua famiglia? Lontano da Olu, il figlio maggiore, che ha seguito le orme del padre per vivere la vita che il genitore avrebbe dovuto vivere. Lontano dai gemelli, Taiwo e Kehinde, la cui miracolosa bellezza non riesce a nascondere le loro ferite. Lontano da Sadie, dalla sua inquietudine, dal suo sentimento di costante inadeguatezza. E lontano da Fola, la sua Fola.
Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo.
L'esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di «afropolitan» per descrivere quei figli dell'immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d'inferiorità, lontani da ogni stereotipo «etnico»), ma anche un'elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza.
Ma le cose che sembrano piú fragili, come i sogni, come certe famiglie, a volte sono quelle che si rivelano piú resistenti, quelle che si scoprono piú forti della Storia (delle sue guerre, delle sue ingiustizie) e del Tempo.
L'esordio di Taiye Selasi è un romanzo su una famiglia contemporanea, un affresco potente e vertiginoso del mondo globalizzato (non a caso è stata proprio lei a coniare il termine, subito entrato nel linguaggio comune, di «afropolitan» per descrivere quei figli dell'immigrazione degli anni Sessanta e Settanta, brillanti, privi di complessi d'inferiorità, lontani da ogni stereotipo «etnico»), ma anche un'elegia, delicata, intima, sulla perdita e sulla bellezza.
Titolo: Stanno tutti bene tranne me
Autrice: Luisa Brancaccio
Prezzo: 15.50€
Pagine: 138 pagine, rilegato
Editore: Einaudi
Disponibile dal: 17 Settembre 2013
Trama: Non è un altro romanzo sul malessere familiare. O meglio, l'autrice sembra portarci su questa strada: la famiglia borghese è il mostro che ci tiene in trappola e ci distrugge. Invece, colpo di scena dopo colpo di scena, scopriamo che il mostro è reale, in carne e ossa, e la famiglia borghese è solo la sua tana. Margherita è una donna sofferente di una sofferenza astratta, quasi esistenziale, sarà la noia di una vita fin troppo comoda, sarà che si sente esclusa dal "branco", il gruppo dei maschi, formato dal marito e dai tre figli che ne sono la copia esatta. Solo il suicidio del tutto inaspettato di uno dei tre riporterà il malessere di Margherita a una dimensione reale. La vita familiare, che fino ad allora era stata come un farmaco che stordisce e crea dipendenza, verrà scossa, indagata e rivoltata. Eppure questo romanzo oscuro è un inno alla vita. I personaggi vanno avanti, resistono, cambiano, divorano la propria esistenza o sopportano il dolore, facendo insomma qualunque cosa sia necessaria per continuare a vivere. Ci sono piante, animali domestici, costellazioni e tutto è vivo, tutto merita il rispetto che si concede alle cose animate. Nel momento in cui ci si ferisce, la pelle inizia a rimarginarsi. Nel momento in cui ci si ritrova di fronte alla morte, si prende atto che c'è vita dappertutto.
Ora tocca alla Minimum Fax, editore indipendente particolarmente attivo sul fronte della letteratura americana, che io sto scoprendo pian piano proprio di questi tempi e di cui credo di essermi già innamorato (l'ultimo libro che ho letto, America Oggi di Raymon Carver, è edito da loro). E proprio il romanzo che sto per presentarvi è, stando a quanto dicono critici e scrittori di una certa attendibilità (Jennifer Egan, Jonathan Franzen, David Foster Wallace), una pietra miliare della letteratura americana contemporanea, fino ad ora mai pubblicato in Italia e, finalmente, in dirittura d'arrivo. Si tratta di una raccolta di racconti intitolata Dieci Dicembre di George Sanuders e, secondo la recensione del New York Times, è il libro più bello che ci capiterà di leggere quest'anno.
George Saunders è inoltre giornalista presso testate come il Guardian e il New Yorker e proprio da quest'ultimo è stato inserito nella lista dei venti scrittori per il 21° secolo.
Autore: George Saunders
Prezzo: 15.00€
Pagine: 220, brossura
Editore: Minimum Fax
Disponibile da: Ottobre 2013
Trama: Da anni, George Saunders è riconosciuto come una delle voci più originali e influenti della narrativa americana contemporanea; senza aver mai scritto un romanzo, ma solo racconti, ha ricevuto elogi unanimi dalla critica, nonché da colleghi come Thomas Pynchon, David Foster Wallace, Jennifer Egan, Jonathan Franzen. Ora, giunto alla sua quarta raccolta, ha definitivamente raggiunto anche il grande successo di pubblico. Dieci dicembre è la sua opera più accessibile: quella che, senza rinunciare alla vena surreale e immaginifica, si avvicina di più al realismo. Accanto a racconti ambientati in laboratori dove si creano improbabili psicofarmaci, o in sobborghi residenziali dove donne moldave o filippine in abiti bianchi penzolano da fili tesi fra gli alberi come decorazioni, ci sono storie di famiglie comuni la cui normalità è turbata dal ritorno di un figlio dalla guerra o dall’irruzione di un malintenzionato: in tutti i casi, i personaggi si trovano a dover scegliere fra l’egoismo e la compassione, l’orgoglio e il sacrificio. Commoventi e sorprendenti, mai banali o buoniste, queste dieci storie sono originalissime parabole per il nostro tempo.





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